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26 Maggio 2006

Scienza, innovazione e sviluppo.

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Riportiamo una lettera di una giovane ricercatrice del CNR, pubblicata sul blog di Luca Bergamo (www.lucabergamo.it ), che ha partecipato all’incontro sulla scienza organizzato da Luca, candidato al Comune di Roma che stiamo sostenendo. E’ una lettera disperata per certi versi ma di disperata speranza per altri. Ci si legge la necessità e l’urgenza di un superamento del degrado culturale che ha contraddistinto gli ultimi anni di vita del paese e la speranza che davvero si possa ripartire con una fase di sviluppo nuovo, per il quale è irrinunciabile investire nell’innovazione.

Ho avuto la fortuna (e la pazienza…) di partecipare all’incontro di ieri nel quartiere dove abitavo fino a un anno fa. Mi associo alle impressioni riportate in questo messaggio e, da giovane (insomma, sono quasi arrivata ai quaranta ma nel nostro campo funziona così) ricercatrice del CNR, devo dire che ho sentito finalmente un filo di speranza entrarmi nel cuore percependo l’impegno e la volontà di cambiare nelle parole di Luca Bergamo, di Walter Tocci e degli scienziati presenti. Cambiare cosa… cambiare innanzitutto la percezione che la gente ha della scienza e di noi scienziati in Italia. Io ho lavorato in diversi laboratori internazionali, per quasi quattro anni negli Stati Uniti. All’estero gli scienziati sono visti come persone di riferimento culturale nella società e le loro opinioni, le loro affermazioni, vengono non solo trattate con rispetto ma richieste e ascoltate con la piena fiducia di chi si rivolge a un esperto per capire e decidere in un campo che non è il suo. In Italia, prima le Istituzioni e poi, di conseguenza, le persone comuni, ci guardano con sospetto e sfiducia e non riconoscono al nostro lavoro un valore oggettivo. C’è, nell’Italia di oggi, una diffidenza verso l’innovazione, verso il cambiamento, verso la conoscenza che è preoccupante e che soffoca il paese. Una delle ragioni è sicuramente la presenza, ossessiva e immobile, di una classe dirigente appartenente a lobby trasversali che non si smuove dalle poltrone bloccando di fatto qualsiasi iniziativa di rinnovamento. Eppure, eppure io appartengo ad una generazione che è stata spinta nei migliori laboratori esteri per crescere e importare nel suo paese idee nuove e un nuovo modo di fare scienza. Siamo tornati, io sono stata anche fortunata a vincere un concorso al CNR, ma il gruppo in cui lavoro è in attesa di una sede definitiva da tre anni e staziona (6 strutturati più precari associati) in un unico laboratorio non attrezzato e in due uffici dove condividiamo aria, frustrazioni e un senso profondo di totale abbandono delle istituzioni. Ad altri colleghi è andata meglio da un punto di vista strutturale (almeno hanno un po’ di attrezzature per lavorare) ma appartengono a quei cervelli rientrati che stanno già pensando di scappare perchè si ritrovano precari, senza la possibilità di fare e vincere un concorso con un curriculum che è cento volte migliore di chi sarebbe chiamato a giudicarli.
Non vi voglio annoiare oltre… io spero, spero tanto, che le persone che ho sentito parlare ieri con tanta passione, siano in grado di farsi portavoce di questo disagio culturale e che possano costituire un tramite, un contatto, un’interfaccia tra una generazione di persone che vuole soltanto fare, lavorare, produrre, aiutare il paese a crescere ed entrare in Europa a testa alta e referenti istituzionali che ci permettano di attuare le nostre idee e contribuire alla vittoria della conoscenza sull’oscurantismo e l’immobilità.

Giovanna


3 Commenti a “Scienza, innovazione e sviluppo.”

  1. antonio scrive:

    Si fatica all’inizio a comprendere quale possa essere la relazione fra scienza e governo di un comune, quasi che la scienza sia per definizione materia di altri da noi, degli “scienziati”, visti da scuola come semidei che vivono in un limbo di numeri e provette e che niente hanno a che fare con la vita di tutti i giorni.
    Pensavo a questo all’inaugurazione della campagna di Luca, quando nel spigare le sue motivazioni Luca ha posto fra le urgenze del programma il rapporto con la scienza. Ho realizzato allora quanto possa essere dannosa una visione così distante della scienza e di quanto sia necessario un approccio deciso, laico e partecipato verso essa.
    E in più, quanto possa essere funzionale ad un certo sistema tenere distante la gente comune dalla scienza, soprattutto in un paese ideologizzato da una religione di fatto ufficiale come è il nostro.
    Rivendicare un valore per la scienza è un fatto culturale, porlo fra le urgenze delle agende di governo non è solo giusto ma indispensabile per la ripresa culturale ed economica del paese.

  2. admin scrive:

    L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile. Ma soprattutto si vince o si perde nelle città, in ragione della loro capacità (di chi le governa) di favorire lo sviluppo della parte di forza lavoro impegnata nei settori più creativi dell’economia: nella scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, design, ingegneria,….
    Dare a questa competizione un esito sostenibile (rispetto ad ambiente, giustizia sociale, equità, …, sviluppo della civiltà umana), implica misurarsi con enormi squilibri, forti tensioni ideologiche, società composte di individui, velocità delle trasformazioni, ecc. Implica misurarsi con la complessità, insita in ogni società contemporanea, sapendola descrivere e inventando strumenti adeguati per governarla.
    Da questo punto di vista in Italia si registra un ritardo su ogni fronte. Non solo la politica non promuove la ricerca ma il pensiero scientifico fatica a diffondersi nella società civile che, in massima parte, resta estranea alle sfide poste dalle nuove scoperte. Il contraccolpo di questa estraneità è che la stessa comunità scientifica tende a percepirsi come un corpo separato dal resto della società con cui si confronta di rado. Il nostro paese investe in ricerca meno della metà di quanto dovrebbe e la quota di finanziamenti privati è risibile. Si fa troppo poco per collegare la ricerca al territorio e al sistema produttivo, per far crescere quell’innovazione che servirebbe anche a “rianimare” la nostra economia asfittica. Inoltre gran parte di ciò che si brevetta nel nostro paese è relativo ai processi produttivi. Tutto questo interessa sempre più anche le aree urbane che sono chiamate a rivoluzionare le proprie politiche culturali, non più concepite come un’offerta di servizi e di attività per il tempo libero ma intese soprattutto come un sistema integrato di interventi e misure strutturali per sostenere la crescita culturale delle città e per la libera circolazione di idee e saperi. Si tratta di politiche transettoriali, fortemente intrecciate con quelle urbanistiche, quelle economiche, quelle sociali.
    luca

  3. Paolo Manzelli scrive:

    Lo sviluppo socio economico necessita di una cultura transdiciplinare come fulcro della futura economia della conoscenza.Per favorire una culua tans-diciplinare EGOCREANET organiza il 22 NOV 2007 c/o il Museo della Specola a Firenze un incontro tra ARTE e SCIENZA contemporanea. vedi in, www.egocreanet.it
    paolo manzelli LRE@UNIFI.IT

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