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	<title>Commenti a: Scienza, innovazione e sviluppo.</title>
	<link>http://www.1x100.net/2006/05/26/scienza-innovazione-e-sviluppo/</link>
	<description>Per un'Economia della Cultura</description>
	<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 21:25:43 +0000</pubDate>
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		<title>di Paolo Manzelli</title>
		<link>http://www.1x100.net/2006/05/26/scienza-innovazione-e-sviluppo/#comment-70994</link>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2007 16:13:35 +0000</pubDate>
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					<description>Lo sviluppo socio economico necessita di una cultura transdiciplinare come fulcro della futura economia della conoscenza.Per favorire una culua tans-diciplinare EGOCREANET organiza il 22 NOV 2007 c/o il Museo della Specola a Firenze un incontro tra ARTE e SCIENZA contemporanea. vedi in,  www.egocreanet.it 
 paolo manzelli LRE@UNIFI.IT</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sviluppo socio economico necessita di una cultura transdiciplinare come fulcro della futura economia della conoscenza.Per favorire una culua tans-diciplinare EGOCREANET organiza il 22 NOV 2007 c/o il Museo della Specola a Firenze un incontro tra ARTE e SCIENZA contemporanea. vedi in,  <a href='http://www.egocreanet.it' rel='nofollow'>www.egocreanet.it</a><br />
 paolo manzelli <a href="mailto:LRE@UNIFI.IT">LRE@UNIFI.IT</a>
</p>
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	<item>
		<title>di admin</title>
		<link>http://www.1x100.net/2006/05/26/scienza-innovazione-e-sviluppo/#comment-7283</link>
		<pubDate>Fri, 26 May 2006 10:04:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.1x100.net/2006/05/26/scienza-innovazione-e-sviluppo/#comment-7283</guid>
					<description>L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile. Ma soprattutto si vince o si perde nelle città, in ragione della loro capacità (di chi le governa) di favorire lo sviluppo della parte di forza lavoro impegnata nei settori più creativi dell’economia: nella scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, design, ingegneria,….
Dare a questa competizione un esito sostenibile (rispetto  ad ambiente, giustizia sociale, equità, …, sviluppo della civiltà umana), implica misurarsi con enormi squilibri, forti tensioni ideologiche, società composte di individui, velocità delle trasformazioni, ecc. Implica misurarsi con la complessità, insita in ogni società contemporanea, sapendola descrivere e inventando strumenti adeguati per governarla.
Da questo punto di vista in Italia si registra un ritardo su ogni fronte. Non solo la politica non promuove la ricerca ma  il pensiero scientifico fatica a diffondersi nella società civile che, in massima parte, resta estranea alle sfide poste dalle nuove scoperte. Il contraccolpo di questa estraneità è che la stessa comunità scientifica tende a percepirsi come un corpo separato dal resto della società con cui si confronta di rado.  Il nostro paese investe in ricerca meno della metà di quanto dovrebbe e la quota di finanziamenti privati è risibile. Si fa troppo poco per collegare la ricerca al territorio e al sistema produttivo, per far crescere quell’innovazione che servirebbe anche a “rianimare” la nostra economia asfittica. Inoltre gran parte di ciò che si brevetta nel nostro paese è relativo ai processi produttivi. Tutto questo interessa sempre più anche le aree urbane che sono chiamate a rivoluzionare le proprie politiche culturali, non più concepite come un’offerta di servizi e di attività per il tempo libero ma intese soprattutto come un sistema integrato di interventi e misure strutturali per sostenere la crescita culturale delle città e per la libera circolazione di idee e saperi. Si tratta di politiche transettoriali, fortemente intrecciate con quelle urbanistiche, quelle economiche, quelle sociali.
luca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile. Ma soprattutto si vince o si perde nelle città, in ragione della loro capacità (di chi le governa) di favorire lo sviluppo della parte di forza lavoro impegnata nei settori più creativi dell’economia: nella scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, design, ingegneria,….<br />
Dare a questa competizione un esito sostenibile (rispetto  ad ambiente, giustizia sociale, equità, …, sviluppo della civiltà umana), implica misurarsi con enormi squilibri, forti tensioni ideologiche, società composte di individui, velocità delle trasformazioni, ecc. Implica misurarsi con la complessità, insita in ogni società contemporanea, sapendola descrivere e inventando strumenti adeguati per governarla.<br />
Da questo punto di vista in Italia si registra un ritardo su ogni fronte. Non solo la politica non promuove la ricerca ma  il pensiero scientifico fatica a diffondersi nella società civile che, in massima parte, resta estranea alle sfide poste dalle nuove scoperte. Il contraccolpo di questa estraneità è che la stessa comunità scientifica tende a percepirsi come un corpo separato dal resto della società con cui si confronta di rado.  Il nostro paese investe in ricerca meno della metà di quanto dovrebbe e la quota di finanziamenti privati è risibile. Si fa troppo poco per collegare la ricerca al territorio e al sistema produttivo, per far crescere quell’innovazione che servirebbe anche a “rianimare” la nostra economia asfittica. Inoltre gran parte di ciò che si brevetta nel nostro paese è relativo ai processi produttivi. Tutto questo interessa sempre più anche le aree urbane che sono chiamate a rivoluzionare le proprie politiche culturali, non più concepite come un’offerta di servizi e di attività per il tempo libero ma intese soprattutto come un sistema integrato di interventi e misure strutturali per sostenere la crescita culturale delle città e per la libera circolazione di idee e saperi. Si tratta di politiche transettoriali, fortemente intrecciate con quelle urbanistiche, quelle economiche, quelle sociali.<br />
luca
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		<title>di antonio</title>
		<link>http://www.1x100.net/2006/05/26/scienza-innovazione-e-sviluppo/#comment-7280</link>
		<pubDate>Fri, 26 May 2006 09:18:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.1x100.net/2006/05/26/scienza-innovazione-e-sviluppo/#comment-7280</guid>
					<description>Si fatica all'inizio a comprendere quale possa essere la relazione fra scienza e governo di un comune, quasi che la scienza sia per definizione materia di altri da noi, degli &quot;scienziati&quot;, visti da scuola come semidei che vivono in un limbo di numeri e provette e che niente hanno a che fare con la vita di tutti i giorni.
Pensavo a questo all'inaugurazione della campagna di Luca, quando nel spigare le sue motivazioni Luca ha posto fra le urgenze del programma il rapporto con la scienza. Ho realizzato allora quanto possa essere dannosa una visione così distante della scienza e di quanto sia necessario un approccio deciso, laico e partecipato verso essa.
E in più, quanto possa essere funzionale ad un certo sistema tenere distante la gente comune dalla scienza, soprattutto in un paese ideologizzato da una religione di fatto ufficiale come è il nostro.
Rivendicare un valore per la scienza è un fatto culturale, porlo fra le urgenze delle agende di governo non è solo giusto ma indispensabile per la ripresa culturale ed economica del paese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si fatica all&#8217;inizio a comprendere quale possa essere la relazione fra scienza e governo di un comune, quasi che la scienza sia per definizione materia di altri da noi, degli &#8220;scienziati&#8221;, visti da scuola come semidei che vivono in un limbo di numeri e provette e che niente hanno a che fare con la vita di tutti i giorni.<br />
Pensavo a questo all&#8217;inaugurazione della campagna di Luca, quando nel spigare le sue motivazioni Luca ha posto fra le urgenze del programma il rapporto con la scienza. Ho realizzato allora quanto possa essere dannosa una visione così distante della scienza e di quanto sia necessario un approccio deciso, laico e partecipato verso essa.<br />
E in più, quanto possa essere funzionale ad un certo sistema tenere distante la gente comune dalla scienza, soprattutto in un paese ideologizzato da una religione di fatto ufficiale come è il nostro.<br />
Rivendicare un valore per la scienza è un fatto culturale, porlo fra le urgenze delle agende di governo non è solo giusto ma indispensabile per la ripresa culturale ed economica del paese.
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