12 Novembre 2006
Re_FReSH

FREeSHOUT!? e Plasma\art bar & kitchen
presentano
RE_FReSH
con:
The Gastronauts Italian Project - Foodset
+ Dj Spow (Drunkin’ Donuts) - music performance
resident dj Claudio Capitoni
sabato 18 novembre 2006
ore 21.00
Plasma
piazza ferrucci 1r Firenze
*****
Gastronauts è un food-set in cui il cuoco diventa dj ed il cibo musica da
selezionare. Due giovani cuochi, già al fianco del gotha della cucina italiana,
realizzano piatti ricercati senza l’ausilio del fuoco, in un’esibizione curata
nei contenuti e nell’estetica e accompagnata da musica funk-hiphop-elettronica
e videoproiezioni.
Dj Spow è membro del duo di dj Drunkin’ Donuts, selecters già noti in
diversi locali della capitale. La sua formazione prettamente soul lo rende
perfetto per l’atmosfera e i ritmi di Gastronauts.
***
Plasma
p.za f. ferrucci 1r. 50125 firenze
t. +39.055 0516926 virtualplasma.it
***
Info www.freeshout.it frees-co@frees-co.net
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20 Novembre 2006 alle 19:59
Replay un culo da geans
Di Nunzio Cocivera
Il bianco della tazza da te spiccava in bella evidenza sul tavolo di marmo rosso, in sottofondo una soave musica di Mozart, sulla sinistra un bel gatto tigrato addormentato sul tappeto orientale; una lieve brezza di maggio faceva vibrare le foglie dell’immensa pianta, per me tropicale, mai vista, tutt’attorno alla pianta un cespuglio di menta spandeva nell’aria un odore forte.
Lei mi versò il the e disse: “nel pomeriggio è salutare gustare un the caldo, non trova?”
“si” risposi, “grazie”, mentre pensavo che a quell’ora non avevo mai bevuto il the, che anzi prendo solo in inverno e solo se sto poco bene.
“Finalmente si è deciso ad accettare il mio invito, sa, lo sapevo che lei è diverso dagli altri che mi evitano, credono che sia una lettatrice, portatrice di malocchio e disgrazie varie, tutti si toccano passando davanti casa mia, lei no?”
“no, lo faccio solo quando sono eccitato” replicai, ma, mi pentii subito di averlo detto così, “mi scusi per la volgarità”.
“non fa nulla, è normale, dunque, lei non è superstizioso! Bene, ne sono felice, sarà l’occasione per scambiare due parole ogni tanto, le dispiace?”
“oh no, anche a me fa piacere parlare con qualcuno di tanto in tanto, qui non conosco nessuno”
“da quale località viene? Sostituisce il portalettere vero?”
“si, tre mesi si supplenza, del quale uno è già passato; io sono invece di Librizzi in provincia di Messina, un piccolo paesino in collina”
“e dove vive? In pensione? Paga molto?”
“sono in mezza pensione e pago 400 €uro al mese, quasi mezzo stipendio”
“sono degli approfittatori, le faccio io una proposta, venga a stare qui da me, la casa è grande ed io sono sola, ho ottanta anni suonati e comincio a soffrire, la solitudine sa, non le costerà nulla”
“signora lei mi prende un po’ alla sprovvista, non so che dirle”
“ci pensi con calma e se lo riterrà opportuno la stanza è sempre qui, e stia tranquillo che non attaccherò la sua privacy. L’avverto però che ho la reputazione di strega che ormai è come un marchio e siccome tutti mi evitano faranno di tutto per tentare di dissuaderla dal venire qui”
Sorrisi, finii il mio the e poi chiesi incuriosito: “che tipo di piante è questa?”
“non lo sa? È la pianta del pistacchio, il suo nome è Pistacchia.”
“non ha frutti?”
“oh non fruttifica mai, è una questione di impollinazione, ci vuole una pianta maschio ogni otto femmine, questo è sola, poverina”
“è maschio o femmina?”
Lei sorrise “non lo so, proprio non lo so”
“bene” risposi, “arrivederci”
Ripresi a distribuire la posta senza riuscire a dimenticare quella tenera vecchietta e quel dolce sapore del the caldo, un po’ troppo zuccherato, ma un signore dal fare scorbutico con un grosso porro sul naso mi riportò alla mia triste condizione, ero stanco, sudato e in un posto che neanche conoscevo.
“che modi sono questi, alle 5 del pomeriggio, chi cerca? Che cavolo rompe? Io certo di riposare e lei suona, non compro nulla, vada via”
“mi scusi non sono un venditore, sono il sostituto postino”
“cosa? E distribuisce la posta a quest’ora? Mi risulta che si faccia di mattina”
“lo so ma purtroppo, per me, non riesco a smaltire il lavoro arretrato e poi non conosco il posto, le vie, le persone…”
“bene” riprese con un sorriso che mostrò i suoi denti ingialliti dal tabacco “venga dentro che le offro da bere, avrà certo sete”
Superai quella soglia come sollevato, aveva cambiato tono, era gentile ed io avevo sete, quel the mi aveva procurato una forte arsura.
“ecco beva” mi mise davanti una bevanda che aveva il colore di un palude africana. Guardandomi perplesso disse: “beva, beva pure è un the alla menta, un bel the freddo alla menta di mia produzione”
Il mio pensiero corse di nuovo alla vecchietta, > pensai mentre cominciavo a bere rassegnato.
Anche in questo caso era la prima volta che bevevo un the freddo, non era una mia bevanda abituale.
Bevvi piano e devo dire che era molto dissetante, mi sentii sollevato e rinfrancato, consegnai la posta e poi me ne andai.
Alla pensione quasi piansero per me appena dissi loro che a fine settimana sarei andato via e proprio lì mi informarono che altre persone che aveva accettato l’ospitalità della strega erano sparite nel nulla, mi dissero inoltre che dovevo essere impazzito e per farmi desistere dal quell’idea mi abbassarono di 100 €uro la pensione, dovevo restare lì se volevo restare vivo.
Chiesi la prova di quanto affermavano; “per esempio nessuno lavoro per lei” mi riferirono “eppure ha un parco ben curato”
“un parco? Un piccolo giardino davanti alla casa” dissi.
“no, proprio un parco all’interno della villa”
“io ho visto solo la facciata davanti”
“Una villa con centinaia di stanze, come fa una vecchietta sola a pulirla se non con l’aiuto dei demoni?”
“ma fate i seri” ripresi, “lo fa con l’aiuto di Dio, è in buona salute e non facendo altro può anche farli da sola quei lavori”
Mi portarono la nonna che era coetanea della strega, e mi raccontò di strani rumori, strane luci, voci e pianti di bambini sentiti per anni, circa 40 anni prima e a tutte le ore, strani movimenti e ombre notturne, poi si susseguono da anni.
“e poi la spesa che fa!”
“che cosa compra di così strano?”
“Rossetti, ombretti, smalti, profumi, scarpe di misura 38, calze, vestiti di taglia 50 femminili, assorbenti e l’abbiamo tenuta d’occhio, non si trucca e non ha mai messo nulla di ciò che per anni ha comprato! Fa la spesa per più persone no può assolutamente mangiare tutte quelle cose!”
“beh, ha un gatto”
“Compra anche cibo per gatti e ai tempi che sentivo il pianto, comprava cibo per bambini, vestitini, giocattoli, come se in quella casa ci fosse davvero un bimbo”
“beh” dissi “io non credo che ci sia nulla di così diabolico, sarà un po’ fissata, magari ama la stramberia”
“senta” disse infine la vecchia “dirò a mio figlio di prenderle solo 250 €uro per questi due mesi, ma non vada lì nel modo più assoluto.
Chissà perché io invece ho fatto sempre l’opposto di ciò che gli altri si aspettavano, fin da ragazzo; così decisi che sarei andato lì, dovevo farlo non per i soldi ma perché sentivo dentro di me qualcosa che mi spingeva a farlo.
Bussai deciso a quella porta, lei mi aprì con un sorriso, “la aspettavo” disse, “venga, le mostro la sua stanza” dappertutto c’erano mobili, bellissimi stucchi, mosaici e sui muri dei quadri bellini però moderni, così chiese “sono belli, ma chi li fa? E con quale tecnica?”
“si chiama Trompe l’oeil, le dirò chi li farà un’altra volta”
Poi mi portò in quella che doveva essere la mia stanza, un letto, un armadio sempre in stile antico e sulle pareti quadri con ballerine in tutù, copie perfette delle ballerine del grande Degas.
“questa è la sua stanza, in fondo a sinistra c’è il salone, ci riuniremo tutti lì per la cena”
Uscì un lieve inchino.
Le corsi dietro nel corridoio… “senta” lei si voltò facendo una piroetta, “si”
“lei… lei ha detto ci vediamo tutti lì?”
“certo caro, tutti, io, lei e tutti i fantasmi di questa casa!” sorrise e se ne andò.
Mi sentii gelare il sangue nelle vene, un fremito di paura mi assalì, una gocciolina di sudore dalla nuca scese sulle natiche facendomi sussultare; che diamine ripetei a me stesso, scherzava, avrà uno spiccato senso dell’humor.
Disfeci la valigia, riposi i capi nell’armadio, udii quasi per caso la musica a bassissimo volume, proveniva dal piano superiore, la solita musica di Mozart; mi venne voglia di vedere il salone, così mi mossi verso il salone, appena vi entrai sulla parete centrale vidi un’immensa opera di circa 20 metri per 10 raffigurante una copia in scala maggiore dei > di Van Gogh, mentre sulla sinistra un’altra tela raffigurava >, anch’essa però era di dimensioni maggiori, forse 3 metri per 4, tutt’attorno poi c’erano tele con vari dipinti che a prima vista non sono riuscito ad identificare.
Mentre assorto ammiravo quei quadri in verità perfetti, una dolce voce femminile molto sottile disse: “buonasera, vedo che apprezza i miei quadri” mi girai e rimasi senza parole, una donna alta circa 1 metro e 50, cui 30/35 anni, molto in carne, con sandali da francescano, gambe massicce e pelose come quelle di un uomo, con una gonna a pieghe molto ampia a fantasia, un top verde pisello che evidenziava un seno enorme, il viso sembrava una maschera di Pierrot ma truccato male e in modo eccessivo, mi sembrò di rivedere l’uomo del the alla menta.
Ero esterrefatto, era una visione, era lui oppure sua figlia con quel porro enorme sul naso?
“lei è Nunzio vero? Piacere Prisca”
Ho la reputazione di avere grandi mani, ma lei me le avvolse completamente in una stretta decisa ed energica, poi disse: “ho tanto di quel tempo disponibile che per farlo passare dipingo, lo faccio da quando ero bambina”
“copie?”
“si ho visto Degas, Van Gogh, Manet. Sei esperto di pittura, come mai?”
“beh, vedi, anche io dipingo, lo faccio sin da bambino, saltuariamente e senza tante pretese. Tu invece sei bravissima”
“mi alleno da anni e poi ho un maestro d’arte che mi segue da anni, tu invece cosa dipingi?”
“paesaggi mediterranei reali ed inventati, e anche altro…”
“fare copie serve per allenarsi, dovresti provare, io amo molto gli impressionisti e li copio ma ho anche uno stile mio, anzi due per essere più precisa”
“come due?”
“venga” mi prese la mano e mi trascinò felice su per le scale, nonostante la mole e le gambe corte e tozze, saliva le scale di corsa e mi trascinò dietro a se.
Giunti al piano superiore mi fece attraversare un corridoio lunghissimo, in fondo da una piccola finestra filtrava una tenue luce, fuori era quasi buio.
Dopo aver attraversato ambo i lati e non so quante porte, giungemmo alla meta, lei spalancò una porta sulla nostra sinistra e mi buttò dentro poi finalmente mi lasciò la mano che mi faceva un male boia.
“guardi, guardi” e volteggiò per l’enorme stanza come una danzatrice da lago dei cigni, era una stanza di almeno 50 metri quadri, nel soffitto un’unica opera, un cielo azzurro, credo ci fossero tutti i volatili del mondo nei loro colori migliori.
Sulle pareti, fiori, insetti, pesci, piante, uno spettacolo; non sapevo dove guardare prima, mentre lei rideva felice e solare.
Senza mentire le dissi che era un genio, che era un lavoro meraviglioso. Mi stampò un bacio sulla guancia, “grazie” disse d’impeto, “oh, mi scusi, ma sa mai nessuno mi dice che sono brava”
“non fa niente” risposi.
Venga le faccio vedere la mia collezzione Replay, una collezione da urlo !
Entrammo in una sala enorme, dei quadri alle pareti su Jeans, in prevalenza
L’ urlo du Munch in varie misure, poi paesaggi astratti surreali etc
Sa amo i Jeans ma non avendo un culo da Jeans invece di indossarli li dipingo,
però rigorosamente Replay
Anche io a volte ho dipinto il Jeans la mia è una collezzione diesel
Non potevo comprare le tele…
“beh venga, adesso deve vedere l’altro mio stile” disse diventando triste e seria.
Uscimmo sul corridoio, la porta di fronte era già aperta, all’interno quadri orribili, mostri, animali deformi, diavoli, streghe.
Alzai gli occhi al soffitto e vidi un cielo nero e cupo con migliaia di serpente che mi sembrò stessero precipitandomi addosso, mi prese la paura e una gran voglia di fuggire via.
“vedi” disse “guarda il tetto, guarda meglio”
C’era una testa mozzata in mezzo a quei serpenti.
“non la riconosci? Guardi meglio” disse.
Era la sua di testa.
“a volte mi sento così, volevo dipingere la > di Pieter Paul Rubens poi dipinsi me stessa e i miei serpenti anteriori all’infinito.
Ma ero in trappola, lei era sulla porta, ferma, immobile, fissava un punto di fronte a lei, un quadro con dei fiori appassiti e frutta marcia.
Due grosse lacrime le solcarono il viso sciogliendo gran parte del trucco della maschera che aveva disegnata sul volto fino ad arrivare sul top verde.
Di colpo il top si trasformò da verde in vari colore, quella che arrivò sul pavimento diventò invece una macchia tra il viola ed il rosso sangue in cui sguazzavano, come anguille, dei vermi orribili, cacciai un urlo.
Lei fuggì lasciando libera l’uscita. In me rimase solo un pensiero e cioè di fuggire via da quella casa, saltai fuori e corsi corsi in quel corridoio interminabile, stato per precipitarmi giù per le scale quando mi si mise davanti un uomo che vedendomi trasalire si scusò.
“mi perdoni se l’ho spaventata” disse “non volevo.
“lei chi è?” chiesi.
“Basco Eutilio, prof di disegno, pittore e scultore, piacere. Sa insegno a Prisca le tecniche, è brava vero? A Parigi i suoi quadri sono ben quotati”
“quali? Quelli con i mostri?”
“Ah, glieli ha fatti vedere entrambi!”
“Si, entrambi”
“sa, lei è il primo al quale ha permesso di guardare i suoi due mondi completamente opposti, quello interiori e quello esteriore, povera ragazza è sola, triste, brutta, anzi orribile. Ma quanti di noi sono belli fuori ed orribili dentro? Eppure l’aspetto esteriore domina troppe volte le nostre misere vite”
“lei vive qui professore?”
“certo da 30 anni”
“da trent’anni?”
“si, sa ero un promettente prof. di disegno, ma ero solo riuscito a fare qualche supplenza quando la signora mi contattò, dovevo dedicarmi a una bambina di 10 anni con tendenze artistiche con un paga elevatissima, vitto, alloggio e 150.000 €uro l’anno per 30 anni. Domani scade il mio contratto”
Ed anche il mio, disse una voce dentro di me, mi voltai piano e vidi una donna di circa 50 anni, ben curata ma strabica e con il corpo un po’ curvato.
“le presento la dottoressa e professoressa Rufina Malela, laureata in lettere, lingue, storia, filosofia e qualche altra laurea nonché mia moglie”
“piacere” disse “anche io vivo qui da 30 anni e la storia è quasi la stessa, solo che la paga è diversa, la mia infatti è di 250.000 €uro l’anno, l’unica pecca è stata una norma del contratto che ci impediva di farci vedere dagli abitanti del paese ma il gioco valeva la candela. Adesso dobbiamo andare, ricchi e felici, si felici, ci siamo incontrati qui anni fa e più che altro era la nostra solitudine ad unirci ma ora ci amiamo davvero”
“come mai adesso ve ne andate?”
“Prisca ormai non ha più bisogno di noi e poi si sposa e va a vivere a Parigi”
“bene, un bel cambiamento da Bronte a Parigi, ma sono molto ricchi?”
“certo, erano già ricchi di famiglia, una delle casate più antiche della Sicilia, negli ultimi anni hanno guadagnato milioni speculando in borsa e con azioni varie delle più grosse società mondiali”
“E il padre di Prisca chi è? Dov’è?”
“è una brutta storia, molti anni fa un losco individuo del paese ha abusato della signorina che da quello stupro rimase incinta e purtroppo Prisca è l’esatta copia del padre, lei nascose tutto, nessuno è al corrente dell’esistenza di Prisca, neanche quell’uomo sa di avere una figlia. Scendiamo ora, la cena sarà sicuramente pronta”
Giunti nel salone, la tavola era imbandita in modo regale, la signora era felice, seduta a capotavola, mancava Prisca che aveva preferito mangiare in camera sua.
Mangiammo totalmente in silenzio, si sentiva solo il nostro masticare ed il rumore delle posate che intonava nell’enorme salone.
Appena finimmo, la signora mi chiese di ascoltarla attentamente per conoscere il motivo della mia presenza li, agli altri chiese di rimanere per fare da testimoni sia all’accordo sia al matrimonio.
“a quale matrimonio?”
“ma a quello suo con Prisca!”
“io mio?”
“si, la proposta è la seguente. Lei sposerà Prisca e andrete a Parigi, lei in cambiò otterrà 500.000 di €uro subito e 500.000 di €uro all’anno per ogni anno trascorso con Prisca, loro saranno i tutori di Prisca visto che sono i padrini di Prisca sia di battesimo che di cresima, saranno anche i testimoni, non vivranno con voi ma mensilmente Prisca li contatterà e li informerà, se poi avrete dei figli lei avrà la metà del patrimonio di Prisca e ne potrà disporre liberamente, se non ci saranno figli e lei dovesse sopravvivere a Prisca sarà tutto suo, un patrimonio che oggi si aggira sui 170.000.000 di €uro, se invece lei lascerà Prisca o divorzierà perderà tutto.
“ma io sono senza parole…”
“beh, non dica nulla adesso, starà qui un mese e poi mi darà la risposta, buonanotte, e ci pensi bene”
Arriva Prisca tutta festosa.
“è una bella notte di luna piena!”
“luna piena?” dissi “era tutto buio poco fa!”
“Grosse nuvole la celavano ma ora la luna è lì bellissima”
Aprii le tende e poi le finestre, una luna splendida faceva bella mostra tra nuvolose neri.
“sai, con la luna piena si dorme male, vieni, andiamo a dipingere”
“dipingere?”
“certo, hai detto che lo fai anche tu, stavo dipingendo un quadro di Van Gogh, aiutami” mi riagganciò la mano con il suo artiglio e mi trascina via con lei, arrivammo in una stanza enorme, una enorme vetrata faceva vedere la luna fin dentro casa, aveva una tela di qualche metro quadrato con il fondo già dipinto.
“che quadro è?” chiesi
“quello?” disse
Su un cavalletto c’era > di Van Gogh.
“aspettavo la luna da giorni, con il plenilunio si dorme male, ma si dipinge bene, vieni c’è pure un articolo che spiega questo, leggilo”
Presi a leggere un articolo di Ferdinando DE FRANCISCI :
>
Lo lessi.
“beh” dissi “interessante ma non parla di pittura a parte che c’è a fianco l’immagine del quadro di Van Gogh”
“quello l’ho scoperto io, le notti di plenilunio dipingo, e vedi, con una velocità da treno”
Mi mise sotto il naso vari quadri; a suo dire dipinti nelle notti di plenilunio, “da quando ho letto quell’articolo sono ricca!”
“ricca?”
“si, ricca di idee… sai nelle notti di plenilunio di dipinge bene e si scopa bene!”
“si scopa?”
“certo… l’ho solo immaginato… sai mentre dipingo ho appurato, l’amplesso lo immagino. Sai non ho modo di poter appurare altro…” mi guardava in un modo, e io mi sentii a disagio, ebbi quasi paura.
“dai” disse “vediamo se sei bravo! Dipingi paesaggi… fammi questo di Van Gogh, proviamo con l’acrilico, con l’olio non potemmo finirlo mentre stanotte lo faremo!”
“cosa faremo?”
“dipingeremo e scoperemo!” mi fisso “scherzavo, dai comincia, stanotte sei Van Gogh!”
Cominciai a fare le colline viola
“fermo, che cavolo fai?”
“dipingo”
“prima devi fare il giallo della luna, poi le colline” mi passò un pennello imbevuto di giallo.
Mi girai e la vidi fare il mio stesso dipinto, non ricordo di avergli visto prendere ne tela ne cavalletto. Ogni tanto sentivo il suo alito sul collo e le sue enormi tette PREMERE sulle spalle con la scusa di consigliarmi e controllarmi, mi saliva letteralmente sulla schiena, comincia a sentire il suo sudore, la puzza cominciava a darmi fastidio, volevo fuggire via ma volevo finire >, i pennelli erano come automatici nelle mie mani, la voglia di dipingere era più forte di quella di fuggire via finché albeggiava, i quadri erano quasi finiti, il mio brillava più del suo, un po’ più grossolano, ma più colorato, il suo era opaco ma più vicino alla realtà, mi girai dicendo “è finito” lei era… nuda dietro di me, “prendimi” disse “metterò l’abito rosa quando ci sposeremo, ma ora prendimi… avrai me e miliardi di miliardi”
“ci tengo a portati vergine all’altare” dissi d’impeto!
Lei si rivestì, “dammi il bacio della buona notte, anzi del buongiorno, io vado a letto!”
Si buttò avida sulla mia bocca, la sua lingua cercò di penetrare la mia bocca serrata, “buonanotte amore!” e uscì, tornai come un automa nella mia stanza.
Non c’erano miliardi che potessero convincermi, di vita ce n’è una sola e bisogna viverla al meglio, forse senza lussi ma almeno con serenità.
Preparai le valigie e in punta di piedi cercai di uscire, sul portone al buoi cercai la maniglia, accovacciato a terra c’era il gatto, non lo vidi ma lo sentii dopo avergli pestato la coda poiché emise un urlo e mi graffiò una gamba.
In strada respirai forte, finalmente ero libero, ritornai con passo da maratoneta verso la pensione voltandomi spesso per assicurarmi che nessuno mi seguisse. Giunto alla pensione fu come tornare alla realtà, due ragazzini fermi su una moto che si baciavano ed erano molto teneri, erano le 5:20 del mattino.
Varcai la porta, dietro il banco non c’era nessuno; la chiave della mia stanza era li, numero 7, la presi e corsi su, caddi sul letto esausto e mi addormentai.
Il sole mi svegliò con il suo tepore, guardai l’orologio, erano le 7:20 uscii sul balcone, davanti a me la campana appariva rigogliosa e sullo sfondo l’Etna con la sua cima innevata.
Scesi giù in fretta, dovevo spiegarmi con i proprietari.
“buongiorno, ben alzato”
“ieri sera sono rientrato all’una e non trovando nessuno sono andato a dormire”
“come al solito, è normale”
“sa, vorrei parlare delle 250,00 €uro mensili”
“non so proprio di cosa sta parlando!”
“io ho deciso di restare e accatto la vostra offerta di sconto”
“sconto? Che sconto, di cosa parla, si è alzato strano stamattina”
“è vero, stanotte ho dormito proprio male”
“colpa vostra, voi giovani andate a letto troppo tardi”
Gli feci un cenno con la mano e uscii, procedevo verso la porta, confuso, avevo dunque sognato tutto? Dovevo scoprirlo a tutti i costi, rifeci il giro verso quella casa finché la notai, esisteva, più mi avvicinavo e più l’ansia mi assaliva.
Giuntovi di fronde vidi l’enorme Pistacchia secca, uno scheletro, attorno la nuda terra senza menta. Ritornai verso la casa del The alla menta, anche quello faceva parte del sogno o forse era realtà
Giuntovi trovai una casa diroccata, semicoperta dai rovi e da un enorme albero di eucalipto, lì non abitava nessuno da tanti anni, eppure lo avevo bevuto lì un the alla menta!
Più confuso che persuaso cominciai a convincermi di aver davvero sognato tutto ma mente smistavo la posta nel raccoglitore, delle buste mi erano cadute, notai la mia gamba graffiata…
Il mio link
www.ilteatrodicocivera.org