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17 Dicembre 2006

HO INCONTRATO BIGIO

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Per arrivarci si passa sotto un viadotto dove c’è scritto: ROMANI INFAMI PAGHERETE TUTTO. Un po’ di inquietudine ce l’ho: sono in provincia di Bergamo, nella terra del celodurismo, ergo per forza mi sento romana e ladrona, mi chedo se mi rapiranno, se mi terranno in ostaggio o se semplicemente mi avveleneranno col PADANIO.
Poi però quando metto piede da BIGIO L’OSTER, nel cuore della Val Seriana, capisco che sono in un posto giusto: segnalato ogni anno da Veronelli e dal Gambero, le pareti ospitano maschere africane e aratri bergamaschi, che incredibilmente stanno bene insieme. Il cibo -straordinario- è rigorosamente del territorio, così come il vino, vengo anzi garbatamente ripresa quando mi avvicino a una bottiglia di Morellino di Scansano e subito opto per un rosso Jazz at Niuporc . Perchè questo posto è anche un piccolo tempio del jazz, i cui riti (così vengono definiti) si consumano una volta al mese con un grande concerto. Il sacerdote officiante di tutto ciò è BIGIO, un look tra l’architetto newyorkese e l’oste bergamasco: profondo conoscitore dell’Africa e appassionato enogastronomo, orgoglioso sostenitore della territorialità del cibo, nel suo locale si mangiano solo cibi prodotti nella Valle. E alla fine mi svela il segreto di BIGIO L’OSTER: “Per sopravvivere noi abbiamo puntato sulla cultura”. Ha ragione: il mix cibo & cultura è un modello di impresa che fa bene al territorio, che fa bene a tutto il Paese. Tornando verso Milano ripasso davanti alla scritta leghista, e decido di fotografarla per farne un biglietto d’auguri natalizio.

www.bigioplayjazz.it

Cristiana Mastropietro


5 Commenti a “HO INCONTRATO BIGIO”

  1. masterg scrive:

    Ho visitato il sito di Bigio, Masterp. Devo dire che l’approccio è interessante e queste cose a volte mi rafforzano nell’illusoria speranza che il Belpaese conservi risorse intelligenti. Spero di riuscire in futuro a passare da quelle parti, anche perchè sono sempre stato convinto che la cultura passi anche attraverso il palato. (sarà per questo che odio i ristoranti cinsesi e simili?)

  2. masterp scrive:

    Guarda che la cucina cinese -quella vera- è la più raffinata del mondo. Però non ha nulla a che vedere con i ristoranti cinesi che arrivano da noi. Io una volta ho mangiato il vero food cinese con mio padre in Asia ed è stata un’esperienza. Ma invece, che fine ha fatto Contatto che mi pareva un’idea in linea con questi di Bigio L’Oster? Pizzola che dice?

  3. pizzola scrive:

    Profondo sostenitore del “siamo quello che mangiamo” non posso che convenire che ci sia un legame profondo fra il piatto in cui si mangia (e dove per antonomasia non si sputa)e la cultura di chi lo prepara. La cucina rappresenta il profondo sentire, il carattere e la storia dei popoli: niente di più azzeccato in un paese come l’Italia dove un cheesburger non potrà mai sostituire una fiorentina alla brace. Quello che dice il tuo Bigio l’hanno capito in molti, tutti i ristoratori che condiscono le loro serate con iniziative più o meno culturali da seguire mangiando. Il problema è come al solito la qualità di quello che si propone. Ci sono ristoranti che propongono da tempo la “parolaccia” ai clienti piuttosto che l’animazione da matrimonio hollywoodiano o la rievocazione storica delle corse delle bighe romane. C’è una differenza di merito fra la scelta ragionata e la strategia della “trappola” per turisti. Non sembra il caso del Bigio, mi auguro che continui e non si faccia scoraggiare dalle spese eccessive che in molti casi porta i ristoratori a desistere o a buttarsi in vie di mezzo che non sanno nè di carne nè di pesce.

  4. pizzola scrive:

    ah dimenticavo… Da tempo porto avanti un progetto di riabilitazione del porco (credo che sia la traduzione di Bigio o no?), animale bistrattato pure dagli animalisti, che dà tutto se stesso per farci godere e che, in cambio, trattiamo con disprezzo come nessun altro essere vivente. L’unico animale che accoppiato con Dio diventa una bestemmia (perfino Dio dromedario si può dire), la sua femmina è Troia o Scrofa e vorrei vedere una donna che non si offende se ce la chiami. Li facciamo vivere nella merda e poi li definiamo sporchi, li ammazziamo con una crudeltà da primati e ci scandalizziamo degli agnelli a Pasqua. Sarà che mi ci hanno definito più volte e che per questo mi ci sento vicino ma a me il povero porco sta molto simpatico.

  5. masterp scrive:

    E’ vero. Propongo quindi di eleggere il porco testimonial di 1x100.

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