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11 Gennaio 2007

La Cultura capitolina

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Dal 28 dicembre Roma ha un nuovo assessore alla cultura. Si chiama Silvio Di Francia, già presidente di Zetema, la società del Comune che gestisce le strutture museali e gli eventi culturali della città. Subentra a Borgna, l’hilander, che è stato ricompensato con ruolo di presidente dell’Auditorium che fu di Bettini, oggi dedicato anima e corpo al neofestival del cinema capitolino. Il walzer, di cui si vociferava in campagna elettorale, è finito. Walter l’imperatore ha lo staff al completo.

Non ci scandalizza il turn over delle poltrone, connaturato alla politica all’italiana (e non solo), siamo “laici” noi di 1x00. Ci preoccupa di più la gestione delle politiche culturali che ne risulta, che Veltroni ha voluto accentrare al suo staff ristretto, certamente con buoni macro risultati visto che Roma è una delle prime città italiane a fondare il suo marketing nella cultura. Ma questa strategia ha di fatto escluso le migliori energie cittadine che fanno fatica a beneficiare delle briciole dei vari festival, delle grandi mostre, degli eventi gestiti da Zetema e dal Gabinetto del sindaco. Il compito del nuovo assessore è di riempire di contenuti di livello i vari contenitori realizzati, dalla Casa del Jazz, all’Auditorium, La Notte Bianca, ai vari festival. Ma ancora di più si tratta di reimpostare le politiche culturali che negli ultmi anni hanno privilegiato la gestione diretta del Comune lavorando ad “includere” le piccole e medie associazioni che operano quasi nell’ombra ma producono contenuti a volta molto interessanti. Le enunciazioni di Di Silvio gli rendono merito. Ad un’intervista su Epolis risponde: “L’assessore alla Cultura non lo vedo come un creativo o un produttore di cultura. Deve piuttosto fornire occasioni a chi ne ha di meno, accompagnare i fenomeni nuovi, stimolare a far crescere nell’autonomia le strutture permanenti…”. Per esempio alleggerendo il carico di lavoro di Zetema, aggiungiamo noi, liberando fondi e spazi per gli operatori e gli artisti della città. Ma quest’ultimo commento purtroppo non è farina del suo sacco. Staremo a vedere, sig. Di Francia se i propositi di natale si trasformeranno in realtà.


1 Commento a “La Cultura capitolina”

  1. Pasquino scrive:

    Silvio Di Francia e’ solo chiacchiere e distintivo. Un burocrate senza idee, un pontefice corrotto, e un vassallo sempre prono al potere. Un forte con i deboli e un debole con i forti. Uno che con la cosa pubblica non c’entra nulla. Uno che fa occupazione della cosa pubblica come fosse casa sua.

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