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14 Marzo 2007

TAG

tag

A Milano, fino al 6 aprile 2007 c’è TAG
SPAZIOINMOSTRA, via Cagnola 26, Milano
Orario lunedì-giovedì 16-20; venerdì 13-16

In ambito artistico la parola tag si riferisce alle firme, ai segni, alle tracce che caratterizzano il fenomeno delle scritte presenti sui muri di tutte le nostre città.
Le tag sono la più elementare forma di grafia, sono un metodo di scrittura testuale e stilizzato, pratico e rituale. La creazione di tag è il punto di partenza per i writers, perché ricorda la presenza e la personalità di un artista, e si trasforma spesso in messaggio politico, sociale o individualistico.
Le tag sono l’espressione di identità di una nuova generazione che rappresenta il mix di culture della “nuova società”, tra cultura hip hop e graffitismo, tra fumetto e cartoons, tra poesia visiva ed enigmi a rebus.
In contemporanea con la grande rassegna sulla Street Art italiana, presente al PAC di Milano nel mese di marzo 2007, questa mostra costituisce un approfondimento sul linguaggio della scrittura, che attraversa il mondo della street art, ma è presente anche nella grammatica pittorica di molti giovani artisti che uniscono strettamente, all’interno della loro ricerca, parola e immagine, significante e significato.

mostra
La mostra riunisce le ricerche provenienti da esperienze e ambiti differenti: dalle divertenti sagome di street art di Tv Boy, alle poesie estemporanee di Ivan “il poeta di strada”, dalle icone pop di Blue & Joy alle caotiche sovrapposizioni di messaggi pubblicitari di Stefano Ronci.
Saranno presenti le colorate sequenze verbali Natale Galli, le tele espressioniste e gestuali di KayOne, le opere di iperrealismo concettuale di Antonella Mazzoni, le divertenti strisce di Massimo Corsini e le colate materiche di Luca Armigero.
Per arrivare ai video-rebus di Piero Addis e alle ricostruzione documentarie e fotografiche di Cristina Sivieri Tagliabue.


5 Commenti a “TAG”

  1. brazil scrive:

    Davanti alle Tag sui muri delle nostre città resto perplesso. Arte undergound o solo vandalismo? Le Tag poi, che altro non sono che firme grafiche con le quali il ragazzotto frustrato lascia la personale traccia sugli angoli dei palazzi come un cane che piscia per marcare il terriorio, non mi hanno mai interessato. Le trovo un’involuzione del graffitismo anni 80 alla Haring che certo non si può dire fosse cacca attaccata sul muro. Ma anche lì qualche problema di invadenza sulla scena urbana si creava. C’è una certa destra forcaiola che vorrebbe impiccare gli sporcaccioni e una certa sinistra garantista che accetta i grafismi in nome dell’arte. IO dico la mia. Chi viene beccato a imbrattare cose altrui dovrebbe semplicemente pagarne i costi di ripulitura, qualunque essi siano. Se non avvesse soldi potrebbe contrarre un mutuo e lavorare per saldare il debito. Semplicemente. Il risultato sarebbe che chi prova l’impeto di disegnare su cose che non sono sue o ci rinuncia (lavorare per pagare multe costa fatica) o se proprio insiste lo fa sulla sua pelle perchè ne è davvero convinto. Al grido di: imbrattate le tele e non i muri avremmo più arte e meno monnezza.

  2. il massaggiatore scrive:

    ciao, qualcuno sa se è mai uscito un libro che parla delle tags a milano, di una scrittrice di cui non so il nome e che racconta la storia di una ragazza/di un gruppo di writers o b-boys a partire dalla tag “joy”?
    è tutto quello che so ma è importante grazie
    charlie

  3. Faro scrive:

    brazil… se vuoi restare intrappolato nel grigio di una città allora ti conviene rinchiuderti in una gabbia… hai riempito circa dieci cm di pagina web con frasi fatte e pensieri che formulavano alcuni miei compagni di classe in 3za elem… le tag cm tt le arti di strada non devi limitarti a guardarle… le devi osservare e devi provare a capire cosa c’è dietro… come si è arrivati fino a lì… certo… se non ti interessa il perchè delle cose rinnovo il mio invito… rinchiuditi nella stessa gabbia di prima…

  4. FAT FELLA scrive:

    LA TAG è ARTE DI STRADA E KI NN E DI STRDA NN NE PUO SAPERE UN KAZZO!!!!!!!!

  5. brazil scrive:

    cari faro e fat sono curioso di capire l’arte degli scarabocchi firmati sui muri della città. Fino a quando non me lo fate capire rivendico la mia capacità di distinguere un murales, che probabilmente criticavano al tempo della tua terza elementare, da uno scarabocchio di chi vuole marchiare con la sua firma un pezzo di città. La città è mia, tua e dell’anonimo firmatario. A me personalmente non me ne frega un beneamato della voglia di presenza del grafista anonimo. Posso capire il suo disagio e la sua voglia di esserci perchè è stata anche mia, ma come non giustifico l’incazzato che per esprimere il suo disagio spacca una vetrina così non accetto chi imbratta un pezzo della mia città con la sua pisciatina grafica. Io, cari amici della strada, sono cresciuto sulla strada nella periferia del mondo. “La periferia” mentale prima che fisica, ce l’ho nel dna più di voi due messi insieme. Sono cresciuto incazzato col mondo ma ho accettato di vivere in questo mondo e quindi di trovare il mio modo per contrastare il sistema senza rompere le palle al mio vicino con il mio vittimismo. Sennò mi sarei suicidato, senza pesare sul mio prossimo. Se questo lo considerate fascismo fate pure. Per me fascista è quello che si arroga il diritto di imporre con violenza il suo modo agli altri, qualunque sia la sua giustificazione. E imbrattare la città che è pure la mia, se permettete, lo trovo profondamente fascista. Sempre pronto a ricredermi, il vostro antonio pizzola.

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