17 Marzo 2007
Il preside di Avezzano

Fare il preside di un liceo di Avezzano di questi tempi non deve essere una bazzecola. Tanto più se ti dichiari un moderato dell’Udc che rimpiange i vecchi tempi. Tutte quelle giovani pance e quei culi scoperti, l’odore del fumo nei bagni, i telefonini che squillano in aula, le mezze stagioni che vanno farsi fottere, le mamme che non ce ne’è più una sola. In questo panorama il Don Chisciotte del Centro Abruzzo, Angelo Bernardini “preside del Niet” balza alle cronache per aver imposto tutta una serie di divieti per porre fine alla maleducazione di classe. Colpa della rivoluzione sessantottina se la scuola è finita come è finita, allora? Niente tacchi alti e abbigliamenti sconvenienti, niente fumo, niente cellulari. Il Grande Fratello controlla dalla regia della presidenza con telecamere e altoparlanti in ogni angolo della scuola l’osservanza dei divieti. Povero Angelo Bernardini, un antico papà di tempi che furono quando se andavi a giustificarti per le assenze ti bacchettavano le mani. Fa tenerezza, eroe isolato in una spianata di mulini a vento. Almeno che i telefonini non squillino in aula, almeno quello potremmo concederglielo. Ma forse bisognerebbe che lo spegnessero papà, mamme, zii e insegnanti, bisognerebbe che i genitori non chiamassero i figli per sapere sempre dove stanno, che tanto serve a poco o niente. Tranne al fatto che vuoi controllare se davvero se ne stanno per fatti loro e non irrompono a casa in momenti sconvenienti.
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