20 Marzo 2007
Moffid
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In via Franklin a Testaccio c’è un take away di cucina mediterranea. Si chiama Tallusa. Ce ne sono ormai tanti a Roma di take away arabi, ma questo di Testaccio è un’altra storia. Il gestore si chiama Moffid, palestinese immigrato a Roma da anni, anche se si ostina come Don Lurio a parlare con le B al posto delle P. Ma neanche questa caratteristica gli fa meritare un posto nello Spazio Cult. Ci mangi roba buona, non il solito kebab. Kebab di carne di maiale, di pescespada, condito da piatti che sono un misto di tutte le culture gastronomiche che si affacciano sul mediterraneo. Ma neanche questo gli dà il diritto di essere segnalato da 1x100. Se ci vai a mangiare una sera ti trovi schiacciato fra il bancone e due tavolini, costretto a subire un’improvvisata danza del ventre o un disco intero di Guccini, mixato a un lamento orientale. Non è il massimo dell’ascolto. Nè ci puoi fumare dentro a un locale così, o almeno non potresti. Allora c’è da chiedersi perchè dopo che ci sei cascato una volta ci ritorni. Solo per mangiare un piatto di cous cous speziato? Un pò poco. La risposta non c’è. Posso solo dire che ci ho incontrato gente di mezzo mondo, da studenti di architettura a disoccupati testaccini, da attempati professionisti a tradizionalisti da osteria romana, da giovani artisti di Gaza (che se vuoi ti raccontano che è sta benedetta striscia) a attrici emergenti. Non è radical, non è pulcioso, non è da centro sociale, non è da pariolini, non è bohemien. E’ solo di Moffid. L’instancabile colonizzatore delle cene romane che sta aprendo un altro spazio a S.Francesco a Ripa. Più grande, intanto, magari lì ci si entra. E magari sarà un posto più serio. Ma forse se diventa più serio mi sa che smetto di andarci. (A.Pizzola)
7 Commenti a “Moffid”
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20 Marzo 2007 alle 15:34
È assolutamente stravagante il modo in cui ci sono persone, situazioni, contesti che ti fanno sentire a tuo agio, quasi fossi a casa tua. Moffid ha questo dono. Anche perchè non si capirebbe come mai un abruzzese come me (ma anche come te), con tutti i difetti e le abitudini che si porta appresso, può sentirsi assolutamente in famiglia quando va da Tallusa. Forse Moffid è un po’ la materializzazione del futuro che vorremmo ci attendesse tutti: un futuro nel quale non ti accorgi se chi gestisce il locale è palestinese o di Catanzaro. Lui ci riesce, con i suoi piatti arabo-casual-romaneschi, spesso vere leccornie, come il kebab (o kebap) di pesce spada. Ma soprattutto ci riesce perchè Moffid ti fa capire senza fronzoli che per lui esistono solo le persone, simpatiche o antipatiche, di passaggio a abituèe. E più volte mi sono trovato a pensare che avrei potuto incontrarlo a Pratola Peligna e mi sarebbe sembrato del tutto normale.
Moffid è un pessimo credente, un comunista molto fuori dalle righe e un pessimo cittadino, esattamente come ne conosco altre centinaia in Italia. E questo mi piace di lui.
6 Aprile 2007 alle 19:54
Che coincidenza! Mi sono trovato, per un assoluto caso, a cena proprio l’altra settimana da Tallusa! Confermo tutto quello che è sato scritto e lo consiglio: ho mangiato benissimo, c’è una ballerina molto brava, la gente che frequenta il posto è simpatica ed il padrone di “casa” è accogliente anche se un po’ fuori di testa!
10 Aprile 2007 alle 17:45
La caratteristica più interessante di Moffid e del suo negozio è che è un pò fuori dal tempo. Non rispetta i canoni di un moderno locale dove si mangia, è assolutamente episodico e spontaneo nel servizio, è poco costoso rispetto a locali simili ed è un personaggio lui, il proprietario. Ma forse l’aseptto che interessa di più questo sito è che l’economia che ha messo in piedi zigzagando fra i mille cavilli burocratici - per i quali a Roma nel 2007 è ancora comnplicato aprire una sala da tè in una libreria, o far mangiare seduti comodi i clienti di un negozio registrato come un take away (visto che le licenze di ristorazione sono bloccate per un italiano, figuratevi per un palestinese…)- è un’economia molto affidata all’inventiva e alla buona volontà . Se fosse vivo Totò probabilmente ci avrebbe fatto un film, ma se fosse vivo Totò probabilmente oggi sarebbe un extracomunitario.
23 Maggio 2007 alle 17:08
Tanto bello, interessante, giocoso e piacevole che l’hanno chiuso…. che peccato!
28 Novembre 2007 alle 15:57
….davvero un peccato, era un posto bello e inconsueto! spero che prima o poi Moffid ricompaia da qualche parte in questa città .
11 Dicembre 2007 alle 09:15
Ho avuto modo di conoscere Mofid ieri sera, che dire: “affascinante” se volete scoprirlo e riscoprirlo accorrete a Trastevere: Via San Francesco a Ripa, non ricordo il civico ma è a due passi da piazza san calisto.
11 Dicembre 2007 alle 11:32
La storia di Moffid è storia di ordinaria burocrazia, ma anche storia di mafiette capitoline. Testaccio è stato chiuso perchè le licenze di somministrazione ai tavoli sono bloccate. Ciò significa che chi ha ereditato una licenza se la gode, i nuovi arrivati si attaccano se non hanno i soldi per ricomprare licenze esistenti, ovviamente salatissime. La mafietta commerciale impone che chi vuole aprire una nuova attività di ristorazione nel centro storico deve sottostare alla regola che non vuole trasformare il centro in una casbah (e questo è comprensibile). Ma come ovviare al fatto che chi si è piazzato negli anni scorsi quando si poteva ha trasformato il centro in un suk di tavolini e pizzerie e chi oggi vuole aprire un’attività anche diversa come nel caso Moffid deve accontentarsi di un take away che peraltro non risolve il problema della decenza deglik spazi pubblici, visto che un take away non è meglio di un ristorante? Come si fa a garantire una equità nell’imprenditoria anche di qualità se le licenze sono bloccate? Moffid è un caso emblematico. Il suo non era a Testaccio solo un posto dove comprare il kebab ma un incontro di culture gastronomiche e non solo, un’attività che svolgeva anche un ruolo sociale, tanto più che ad es. solo Moffid era aperto a ferragosto per un pranzo sociale per gli anziani del quartiere. Ci sarebbe voluta un’azione mirata, una sollevazione di tutti i clienti per dimostrare l’appoggio a chi vuole non solo arricchirsi vendendo la pizza ai turisti ma anche svolgere un’attività sociale. Ma ci sarebbe voluta un’informazione diretta e la presa di coscienza di molti. Il caso Moffid resta un evidente esempio di cattiva gestione politica, di mancanza di scelte coraggiose fatte con senso, che possa distinguere secondo parametri di qualità la semplice somministrazione di pizza dalla attività sul territorio.