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28 Marzo 2007

I 300 dell’Estate Romana

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Secondo la segreteria del IV Dipartimento del Comune sono circa 300 i progetti presentati per l’Estate Romana, il cui bando scadeva il 23 marzo scorso. Quest’anno il bando promette “il rilancio del format con la verifica di alcune iniziative che pure ne hanno fatto la storia, favorendo le iniziative più innovative e le forme espressive più attuali”. Intenti ambiziosi sostenuti da un budget di 2 milioni che ha stimolato le associazioni e gli enti più attivi. Un esercito di trecento buste chiuse che sarebbe interessante aprire e leggere, una per una, perchè racchiudono l’eminenza grigia delle realtà capitoline che cercano di sfondare il muro dei mille ostacoli di sempre e realizzarsi.

L’Estate Romana aveva bisogno di nuovi impulsi, il format è ormai superato e incapace, tranne rare eccezioni, di proporre modelli originali e realmente innovativi. Ora, inutile nasconderselo, il problema dell’amministrazione, se gli obiettivi  non sono solo la premessa per confezionare il bando, sarà quello di zigzagare fra le mille costrizioni della politica. Dare il finanziamento agli amici sostenuti da quello o dall’altro partito, accontentare il consigliere trombato alle elezioni, infilare i supporters del nuovo assessore e così via. L’Estate Romana smuove soldi, anche tanti e tanti sono gli imprenditori che ci investono per avere rientri numericamente importanti, penalizzando come si è visto negli ultimi anni i contenuti rispetto al contorno di panini, kebab e patatine che garantiscono gli introiti.

Va bene anche questo, non dico di no. Ma ciò che ci aspetteremmo dall’amministrazione pubblica è il supporto diretto alle iniziative più interessanti nei contenuti che però non hanno la capacità di grossi investimenti e quindi di rientri importanti e un supporto indiretto, istituzionale e amministrativo, alle proposte di puro divertimento che hanno dietro strutture con le spalle larghe. Se il servizio pubblico fosse realmente efficiente, se le conferenze dei servizi dimostrassero una reale capacità di funzionare, se i dipartimenti, le asl, i vigili del fuoco, le varie Siae si dimostrassero realmente disponibili a risolvere i problemi invece di trattare gli operatori come vacche da mungere con cavilli medioevali, l’amministrazione pubblica avrebbe fatto davvero un passo avanti nell’offerta di reali e concrete opportunità per la cultura e la creatività diffuse.

Se a questo si aggiungerà la reale valutazione dei contenuti delle domande come criterio di selezione l’esercito dei 300 potrà resistere alle Termopili del decadimento della proposta della prossima estate calda. (A.Pizzola)


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