23 Aprile 2007
Macro, il Future a Testaccio

Si è inaugurato per il Natale di Roma il Macro Future in uno dei nuovi padiglioni dell’ex Mattatoio a Testaccio. Un progetto che va avanti dal 2003, anche se, nonostante le premesse, fino ad oggi Macro a Testaccio ha fatto ben poco. Poche mostre e di qualità scarsa. Nonostante questo Morassut, assessore all’urbanistica e Di Francia alle politiche culturali, vedono l’ex Mattatoio come la propaggine del Macro di via Reggio Emilia più attento alle emergenze dell’arte internazionale, in un quartiere, dicono, che è particolarmente vivace. Ed è vero, lo è. Ma lo è non per l’attenzione che l’amministrazione comunale gli riserva, anzi. Le mille realtà piccole e piccolissime che si muovono nel quartiere lo fanno raccogliendo le briciole dei soldi che il Comune mette a disposizione per la Cultura e che il nuovo corso del Walterismo riserva alle grosse manifestazioni, dimenticandosi delle voci attive nella città . Ne abbiamo parlato con Sacco, assistente di Morassut, noi di 1x100. Gli abbiamo detto che se davvero l’ex Mattatoio vuol essere uno spazio di “inclusione” (brutta parola che rientra di diritto nel vocabolario del buonismo veltroniano), deve aprirsi a dialogare innanzitutto con il quartiere, con chi “produce” la cultura diffusa e che cerca spazi e occasioni per emergere. Le premesse sono quanto di più lontano dalle intenzioni. Il Macro Future è un’operazione calata dall’alto che non sembra voler dialogare con nessuno che non rientri nel direttivo scelto dal Gabinetto di Walter. Ma noi siamo ottimisti, vero? Cominceremo con una lettera al nuovo curatore, Luciano Cupellone e al sindaco. Ottimisti e fiduciosi. Non è così che vi piacciamo?
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