12 Ottobre 2007
Partecipazione è rappresentanza
Sono stato alla serata di giovedì 11 in cui il “Move On” incontrava la candidata del PD Paola Concia per chiederle ufficialmente di sostenere a livello politico l’idea della defiscalizzazione della cultura. Ho partecipato. Sia come “performer” nella serata, sia come libero cittadino.
Quando è cominciato il dibattito tra i presenti, dopo l’intervento dell’interlocutore politico, solita deformazione professionale, la mia mente ha cominciato a decontestualizzarsi. La mia mente, come al solito, ha cominciato a staccarsi dal mio corpo e si è allontanata dall’assemblea per andarsi a mettersi dietro una telecamera, dietro il palco, e ha cominciato ad osservare Alessandro Rubinetti, i ragazzi del Move On, i due esponenti politici e soprattutto i “giovani” presenti. A dibattito avviato, a “scena” avviata (cioè dopo l’intervento degli interlocutori politici), i vari protagonisti cominciavano ad esprimere la loro parte. Si succedevano gli interventi molto interessanti di Antonio, di Giulio, di Roberto Marchionne.
E’ in quel momento che il mio orecchio registico cominciava a percepire un silenzio fastidioso. Un silenzio latente che cominciava a rendere meno fluido l’ottimo lavoro che stavano proponendo i ragazzi del Move On. Il silenzio dei miei coetanei.
E allora, da regista, ho cominciato ad osservarli e a cercare di capire che cosa non funzionasse. Erano attoniti, alcuni assenti con gli sguardi. Erano segnati.
Erano perfettamente rappresentativi di una generazione ormai abituata da anni… a non essere ascoltata e quindi a non sentirsi in alcun obbligo di parlare.
Come quei figli negletti che partecipano alle riunioni faniliari ma hanno uno sguardo lobotimizzato perchè sanno che non hanno alcuna interazione in quella famiglia. E quindi si esprimeranno fuori dalla famiglia, pensando che il concetto di famiglia è pari a schifo! Partecipare è rappresentanza.
Mi hanno proposto da qualche giorno di entrare in Liberacittadinanza, un’associazione nata dalle ceneri dei girotondini, con i vari Pancho Pardi, Moretti ecc. ecc. Beh, gli ho detto che è interessante perchè mi riconosco in quei personaggi ma gli ho chiesto immediatamente una cosa (una proposta concreta, visto che ci rinfacciano sempre di esserne privi): se voi volete essere diversi da tutti i personaggi della politica attuale e quindi volete dare un esempio, imponete nello statuto della vostra associazione che i candidati under 40 che si presenteranno alle prossime elezioni per la vostra associazione, siano indicati solamente dalla base under 40 dei vostri iscritti. Se ai giovani oggi gli fa schifo la politica non sarà perchè hanno dei rappresentanti giovani scelti a caso dagli “adulti” over 40???
Non credete che noi giovani in Italia ci si trovi nello stessa patologia degli elettori che vanno a votare a Cuba? Votiamo giovani scelti da “adulti”. E chi vi scrive è uno che fa da anni studi per far capire la situazione comunque positiva di Cuba rispetto agli altri paesi sudamericani. Se volete veramente che i giovani si riavvicinino alla politica devono mandare la loro gente a rappresentarli. Gente che parli il loro linguaggio. Se a livello politico mi parla un anziano con un linguaggio “anziano”, tanti ventenni perchè dovrebbero ascoltarlo?
Ancora più grave, se ci mettono un trentenne scelto da loro, non pensate che è stato messo lì proprio perchè parla perfettamente il linguaggio “anziano”? E allora è certo che mi farà schifo la politica, come la mia famiglia che non ascolta mai le mie esigenze. Allora io dico che la serata del Move On è stata eccezionale. Perchè hanno creato un contesto (magari ce l’avessi avuta io un’organizzazione così per delle mie serate) per poter far esprimere chiunque.
Ma anche perchè c’è un’idea. Un’ idea gigantesca. Un’idea principe: la defiscalizzazione della cultura.Domani, con il Move On, perchè da oggi mi sento parte del loro spirito, dovremo lavorare per far capire alle giovani generazioni che devono parlare, ma prima di tutto farsi ascoltare; che il Move On lavorerà per far riabituare le giovani generazioni a parlare, ma prima di tutto, cosa pazzesca… essere ascoltati; per poi andare a decidere a maggioranza, con delle proposte frutto di discussioni, di vere e proprie azioni.
Partecip… azioni.
Beh, Alessandro Rubinetti, come i ragazzi del Move On, vi hanno ascoltato giovedì sera. Hanno ascoltato e compreso il vostro silenzio. Da domani si comincerà a parlare e ad ascoltare, tutti insieme, di questa idea incredibile della defiscalizzazione della cultura.
Se partecipi rappresenti, se rappresenti partecipi. (Alessandro Rubinetti)
13 Commenti a “Partecipazione è rappresentanza”
Scrivi un commento
Per inviare un commento devi fare il loggin.














12 Ottobre 2007 alle 17:03
Rispondo anche se non sono chiamato in causa, in quanto ultraquarantenne e sono fra quelli che hanno promosso l’incontro, dell’altra parte. Non la vedo esattamente come te, Alessandro, sulle cause della rinuncia dei giovani al dibattito ma visto che questo è poco importante, preferisco parlare delle soluzioni. La soluzione che tu proponi è assolutamente praticabile ma devi assumertene l’onere in prima persona. Perchè: 1 - è questo uno dei motivi per cui manca la partecipazione giovanile, il rimando ad altri del proprio destino 2- gli ultra40enni sono poco credibili rispetto agli amici più giovani perchè, come hai detto tu, stanno pregiudizialmente dall’altra parte finchè non dimostrano il contrario 3- perchè questo fa bene anche a noi e ci insegna da subito che in qualsiasi situazione di potere, è necessario affidarsi 4- il progetto viene da te ed è giusto che lo porti avanti chi lo sente di più. Gli ultra percentini ovviamente sono con te (tranne quando non saranno d’accordo). L’importante per tutti, giovani e vecchi, è non affidarsi a sconti perchè nè la politica nè la vita fanno sconti. In bocca al lupo, antonio
12 Ottobre 2007 alle 17:08
Si è vero, erano attoniti ed increduli ma era la prima sera, soltanto la prima sera. Adesso chi crede in questo movimento ha il dovere di muoversi, compatibilmente con il tempo che si ritrova, senza tentennamenti ed iniziare ad organizzare serate come quella di ieri, soltanto per noi. Ci dobbiamo conoscere, frequentare, discutere delle cose in cui crediamo e farlo sia singolarmente che a piccoli gruppi; secondo dell’occasione che capita. Poi, ogni tre mesi, o uno o due (questo lo stabiliranno meglio Antonio, Giulio e gli altri vecchietti) come dicevo sopra, trovarci per una festa incontro al nostro caffè. Io credo che piano piano molti si apriranno; è solo questione di tempo. Non sono pessimista nei confronti di questi ragazzi; hanno solo bisogno di sentire che qualcuno crede in loro e che non sono soli. Ieri ho detto a Giulio che sarebbe interessante fare una maing list con l’accesso riservato per chi aderisce a move one visto che Roma è grande ed incontrarsi di persona non è sempre semplice. Pensavo poi un’altra cosa: perchè non fare una specie di archivio a disposizione degli associati, contenente i nostri dati (facoltativi) e sopratutto quello che facciamo e che amiamo? Se io ad esempio che amo il Jazz ma non sono un’esperto, potrei trovare in lista chi lo è e contattarlo per avere consigli. Questo sarebbe utilissimo per tutte le attività culturali ed inoltre ci avvicinerebbe sul piano umano, cosa che io considero fondamentale. Che ne pensate? Ciao Stefano
12 Ottobre 2007 alle 17:33
Antonio.
Condivido in pieno il tuo discorso di prendersi le proprie esponsabilità.
E’ per questo che ognuno che propone qualcosa deve portarlo avanti, deve dare l’esempio.
Ti rispondo proprio perchè è giusto chiarire questo passaggio fondamentale:
Mi piacerebbe camminare insieme ai percentini perchè condividiamo molte idee in comune ma qesto non vuol dire che devo affidare ai percentini questo impegno che ho proposto, o farli entrare eventulamente in un’altra associazione.
MOve On, credo, debba essere una casa d’incontri (eh eh eh). Un luogo dove si discuta, e dove si è fatta una proposta così semplice, così impegnativa da realizzare.
Il principio di responsabilità sta nel fatto che io porterò questo elemento dentro move on ma allo stesso tempo io porto move on fuori per l’idea della defiscalizzazione. Ma non perchè è uno scambio ma perchè dopo diversi incontri fatt i con loro mi hanno saputo convincere della validità di questa loro proposta. Anche se sarà una montagna gigantesca da scalare, adesso almeno si ha una prima idea.
Un’idea che secondo me distingue un paese civile da uno in via di sviluppo.
Senza accorgene abbiamo già fatto un’opera comune di svisceramento e discussione che hanno portato a dei commenti. Un giorno spero anche a delle azioni. Ma se prima non discutiamo non prenderemo mai consapevolezza delle nostre idee.
Per me la riunione di giovedì sera ha rappresentato un ottimo punto di osservazione su cui poterci fare una discussione.
E questo già mi sembra tantissimo nel panorama culturale e politico di questo paese.
Io ormai ho capito, a 35 anni ,che non devo rincorrere nessuno. Bisogna solo camminare avanti nel modo più consapevole possibile.
12 Ottobre 2007 alle 18:11
A parte gli scherzi trovo che ci siano molti più punti in comune fra le generazione dei 40-45enni e quella dei 30enni di quanti ce ne siano fra i 40enni e i 50enni. Lo spartiacque sono stati gli anni 70 che noi abbiamo beccato di striscio, ritrovandoci a rivestire i panni prima degli impegnati dell?ecce Bombo che non ci somigliavano e poi dei paninari che non ci appartenevano. Dei 30 enni condividiamo la condizione di vita sospesa e la disaffezione congenita alla politica. Per questo mi sento di proporre un’idea da lanciare insieme a 1x100: IL BAMBOCCIO DAY. Non vi sembra un buon inizio?
12 Ottobre 2007 alle 18:39
Francamente mi hanno tolto gli ideali, in seguito le bandiere. Personalmente non sono dissociato dai miei ideali politici, ma dalla politica e i politici di oggi si, senza ombra di dubbio. Ci parlano di democrazia e di libertà e sono 2000 anni che ci governa il vaticano.. qualcosa non mi torna Ale… ma non siamo uno stato laico?
12 Ottobre 2007 alle 20:32
Damiano,
sfondi una porta aperta con me che all’Acattolico a Testaccio racconto della Repubblica Romana…
12 Ottobre 2007 alle 20:59
Caro Damiano, poco ci manca che l’Italia sia l’unico stato teocratico al mondo. Però alla fine a noi cosa importa? Il nostro cervello è laico e libero da condizionamenti. Se una cosa ci va, bene, altrimenti, “ciao core”. Io sono per la politica del fare, quella delle chiacchere la lascio ai cialtroni. Il fatto che mi trovi bene in questa associazione è che ho trovato persone che vogliono agire. Faremo i nostri errori ma l’importante è non restare immobili ed in questo senso ho in noi una buona dose di fiducia. Ciao Stefano
12 Ottobre 2007 alle 21:41
Siete meravigliosi, a volte penso che valga la pena farsi 340 km a botta, andare avanti e indre’ dall’Abruzzo, tornare a Sulmona alle 2 del mattino e ogni volta ripetermi che stiamo facendo la cosa giusta come un mantra, foss’anche soltanto perché esiste gente come voi.
Non si molla, cazzu iu!
13 Ottobre 2007 alle 10:22
Beh, la volgia di esserci era tanta. E magari avrei apprezzato quel silenzio, forse avrei contribuito a renderlo ancora più assordante. Meglio di questo straparlare che mi accoglie a milano, una milano che non ascolta e che più che “da bere” è ormai “bevuta”. dalla toscana arrivo qua per raccontare il nostro freeshout, che come l’anno scorso sarà occasione per parlare di moveon in quel di prato. la giusta causa mi appartiene talmente tanto e, guarda un po’, ieri notte, proprio sull’argomento dei “percentini” (mi piace il termine) ottengo le prime orecchie distese. sintomo: l’argomento interessa, serve.. Andiamo avanti, cercando, se possibile, di restare comunque distaccati dalla politica e dai fraseggiamenti di quei rappresentanti che, sì, è vero, non rappresentano noi. E sulla politica “del fare” non posso non essere d’accordo. é anche per questo che nasce l’incontro “come curare la cultura?” all’interno del nostro freeshout (l’incontro, nello specifico, sarà il 17 novembre), che ovviamente ospiterà anche rappresentanti di move on, oltre ai direttori di next exit, drome magazine, rodeo, digicult e una serie di collettivi italiani “impegnati”. un’occasione in più per “muoversi….”, perchè davvero non ne possiamo più di fare arte e cultura sentendoci ladri o disoccupati. tutti invitati.. senza discriminazioni di età!!
14 Ottobre 2007 alle 13:18
damiano, pier e gli altri, assordante è il silenzio, sono d’accordo, ma solo se il silenzio è una strategia politica. Altrimenti il silenzio diventa complicità. L’antipolitica a me fa venire i brividi, perchè conduce dritti dritti al modello americano, che fa votare una minoranza e conduce tutto il paese a scelte irreversibili, che ha portato tutto il paese in una guerra inutile e l’economia in ginocchio. Sono pronto a discutere di qualsiasi forma di partecipazione e di politica ma mi opporrò strenuamente alla rinuncia perchè “sono tutti uguali”. La storia siamo noi, diceva qualcuno. Seppure non fosse così io voglio far parte della storia perchè è l’unico senso che trovo in questa vita, a costo di passarla ad ascoltare bugie. Perchè solo a quello che ascolto posso ribellarmi. L’alternativa non c’è.
14 Ottobre 2007 alle 15:03
L’antipolitica può avere un senso solo se è momento di rottura e di conseguenza deve essere dirompente al massimo, breve e sostituita immeditamente da una sana politica a cui ha preparato il terreno. Caro Brazil, la cosa assurda del modello americano è che al voto ci vanno quelli che meno hanno bisogno dello stato sociale. Trovo allucinante l’arrendevolezza delle classi povere che sono cadute nella trappola del “tanto sono tutti uguali”.
14 Ottobre 2007 alle 16:19
Stefano,
in America è l’opposto del Bilancio Partecipato in Brasile, infatti non ti inviano nemmeno il certificato elettorale a casa. Sei tu che lo devi andare a ritirare!!!… mi sembra un’ottima strategia per limitare l’afflusso alle urne, e ridurre le prese di coscienza individuali.
Sono d’accordo che oggi bisogna ricostruire il fare, la politica… per questo ho scritto quell’articolo con quella proposta precisa.
15 Ottobre 2007 alle 14:05
Penso che potremmo lanciare il BAMBOCCIO CREATIVO DAY!