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20 Ottobre 2007

1x100 e la politica (o la politica di 1x100)

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Periodicamente, per ragioni contingenti, si ripresenta la questione del rapporto del MoveON con la politica. Puntualmente viene fuori anche l’interrogativo se 1x100 è di destra, di sinistra o di centro, se è schierato con questa o con quella parte, piuttosto che con questo o quel candidato di un dato schieramento.


Visto che in più circostanze, in ultimo quella legata alla candidatura di Paola Concia nel PD, ci sono state prese di distanze e rimostranze sia pur garbate , vorrei fare una riflessione a voce alta su questo, dato che nella presentazione del “chi siamo” visionabile all’interno del sito, mi è stata affibbiata, se a torto o a ragione lo lascio giudicare a voi, la definizione di “mente politica” del gruppo.
1x100 è, lo sottolineo e lo ribadisco, una iniziativa politica. Lo è di fatto, per le questioni che pone, per quello che propone, per come lo propone. È una iniziativa politica però in quell’accezione che mi permetto di definire “nobile”. Politica perchè propone un cambiamento rispetto ad una questione fondante della convivenza sociale, della crescita e del grado di civiltà di una Paese: la Cultura. Nobile perché non veicola interessi particolari (particolari nel senso di vantaggi per pochi), perché non è finalizzata alla contesa di posizioni di potere, perché ha come obiettivo questioni legate ai diritti dei cittadini.
1x100 non ha nulla di diverso rispetto alle centinaia di iniziative che in Italia perseguono finalità non mirate al lucro di singoli individui, ma all’innalzamento del benessere generale che deriverebbe dal modificare e migliorare l’approccio normativo ad un settore, quello dell’industria culturale e delle risorse creative, che è l’ anima dell’intero patrimonio produttivo nazionale.
Se vogliamo proprio semplificare, la differenza tra noi e che so, Cinemavvenire oppure PescaraJazz, è che invece di promuovere specifici settori della cultura o specifici prodotti dell’industria culturale, noi ci poniamo il problema di come garantire maggiori risorse a chi la cultura la produce, di semplificare il rapporto tra il cittadino che spende o investe in prodotti culturali e sistema fiscale. Politica per l’appunto.
Non so se questo possa essere un atteggiamento di destra o di sinistra, se alcuni problemi o idee che noi poniamo siano più affini alla visione di questa o quella parte politica, posso soltanto dire che tutto è frutto di una ragionamento partito da una analisi addirittura banale rispetto alla situazione nazionale del settore.
È una iniziativa scaturita piuttosto dall’insofferenza verso un tipo di politica che privilegia ad esempio l’approccio calcistico degli schieramenti contrapposti e del risultato elettorale immediato, verso un tipo di politica che sperpera denari pubblici per fare siti come italia.it e non investe nel futuro. In quel futuro che può essere assicurato solo dall’arricchimento collettivo del patrimonio di conoscenza, di creatività, di innovazione che soltanto un solido, moderno, dinamico patrimonio culturale può assicurare. E per patrimonio culturale non intendo solo i monumenti e le opere d’arte, come non intendo per tutela di questo patrimonio l’iniziativa di Rutellli di Maraton’arte.
La questione se la Cultura è campo di pascolo esclusivo della destra o della sinistra mi lascia indifferente. È noto a tutti che esistono marchettari culturali di destra e di sinistra, come pure esistono liberi ed immensi creativi che stanno oltre qualsiasi tentativo di apposizione di etichette. Come è noto che una delle biblioteche private più importanti d’Europa sia di proprietà di Marcello Dell’Utri, è altrettanto noto che la Fondazione Nobel è quasi sempre sinistrorsa nell’assegnare il premio per la letteratura o per la pace.
Una cosa è certa: 1x100 non è qualunquista, non fa sconti sul piano della coerenza rispetto alle finalità del MoveOn ma è in grado di discernere se un uomo a una donna politici sono affini al nostro progetto. A prescindere dalle tessere che hanno in tasca. Per cui se domani mi sentirete invitarvi a votare, per assurdo, un candidato di Forza Italia (dico per assurdo perché finora il centro destra non ha mai mostrato interesse verso il nostro ragionamento), non vi preoccupate. Andate piuttosto a verificare cosa il centro destra fa rispetto all’economia della cultura. La risposta è tutta li e non nelle simpatie mie e degli altri unpercentini (ora ci chiamano così).
Giulio Mastrogiuseppe


8 Commenti a “1x100 e la politica (o la politica di 1x100)”

  1. Alessandro scrive:

    Sono “capitato” in questo sito leggendo il blog della giornalista Susanna Schimperna… questo post mi tranquillizza su un mio iniziale “scetticismo” rispetto alla vostra proposta e alle vostre iniziative, che da come venivano esposte, ho trovato interessanti e allettanti, ma che temevo troppo “impantanate” di politica…mi piace questo machiavellico tentativo di non badare ai mezzi per raggiungere il fine…mi piace la parola “politica” per come viene intesa, senza reali “interessi” di parte…mi piace l’idea di cultura libera per come viene proposta…mi piace.

  2. stefano grassino scrive:

    Se tra di noi le idee sono chiare, gli altri dicano ciò che vogliono chè la cosa non ci disturba.

  3. Ale scrive:

    Io sono completamente d’accordo.
    Politica di cultura. Cultura di politica.
    Tutto questo racchiuso nel bel pezzo di Giulio.
    Entrambe azioni che non fanno più, e che invece dovrebbero, i politici di professione.
    Finalmente mi sento rappresentato in un’”Ente”, in una comunità.
    Finalmente mi sento percentino, non per una tessera, ma per un’idea. Condivisa.
    (mia personale opinione, sempre!).

  4. susanna schimperna scrive:

    sottoscrivo il post, di cui non solo condivido l’impostazione, ma trovo giusti i toni.
    e aggiungo: in un commento a un post precedente, il “non vogliamo più sentirci ladri o disoccupati” mi è parso magnifico e di grande impatto. io già lo sto facendo girare come slogan.
    dovremmo lavorare anche su un altro concetto: la società è arrivata a un punto in cui non può più permettersi di continuare a produrre quantità enormi di “merci”, e dunque la prossima scommessa è di ridurre la produzione di merci in favore della produzione intellettuale. Un nuovo modello di sviluppo. Parliamone presto, se vi va. Mi piacerebbe che 1x100 avesse idee ancora più forti, chiare, coraggiose e provocatorie.

  5. stefano grassino scrive:

    Si Susanna, parliamone presto perchè ho la senzazione che il ferro sia caldo e di conseguenza vada battuto. Mi sembra di percepire un qualcosa che rifiuta ciò che ci è stato propinato da certe istituzioni fino ad oggi. Tra l’altro all’interno di 1x100, di questo sono sicuro, si stà creando una grande voglia di agire. Secondo me per partire dobbiamo realizzare quella tua idea che trovo fondamentale: un luogo dove ciascuno di noi porti i suoi lavori, che sia aperto a tutti coloro che vorranno visitarlo e magari trovare il modo di tenerlo il più aperto possibile. Molti imparerebbero a conoscerlo e saprebbero che lì esiste un motore di idee, un confronto delle proprie posizioni, anche un incontro umano sopratutto per tanti giovani che si sentono esclusi “ladri e disoccupati”.

  6. Kreative Factory scrive:

    Ciao a tutti,
    Colgo l’occasione per commentare questo post, che tratta un tema caldo e di grande importanza.
    Mi sono chiesto spesso perchè la parola cultura,debba portare con se un etichetta politica.
    Siamo nel 2007,si continua ad attribuire sempre a le piu’ svariate fazioni politiche dei meriti che in realta’ non hanno.
    Per chi vive la propria vita creando eventi culturali o perseguendo i valori di un’arte sociale rivolta alla gente non c’è spazio!!!
    Guardiamo le immense difficoltà che si trovano continuamente nell’organizzare una rassegna culturale, in concomitanza delle istituzioni di qualunque colore esse siano…
    La domanda: Perchè chi fa cultura è condannato all’oblio se non vive dello squallido clientelismo che da anni fà da padrone in Italia??? Dove sono finiti i meriti???

  7. brazil scrive:

    Ciao fake. Sono con te nel merito della critica ma voglio aggiungere un argomento di riflessione. Politica e clientelismo è un binomio spesso imprenscindibile, soprattutto quando il potere si autoperpetua per decenni. Ma è un binomio, attenti, non è una sola cosa. E i binomi, per quanto possano andare a braccettoi, possono essere separati. Non abbiamo alternative alla politica in un sistema democratico. Il suo contrario, l’antipolitica, il rifiuto dello “sporcarsi le mani”, del colloquio e del controllo costante alla politica, conducono dritti dritti all’oligarchia, al mantenimento del potere costituito, e quindi a fare il gioco di chi vuole la non partecipazione perchè gli è congeniale. L’ha scritto chiaramente Giulio e io ne condivido ogni passaggio. L’alternativa allo starci non esiste se si vuole il cambiamento.

  8. stefano grassino scrive:

    Come diceva Leonardo se vuoi essere libero devi essere solo. Leopardi lo ha fatto ma era una mente pura. Quelli che amano la cultura e vogliono fare qualcosa di valido per questa devono per forza stare in mezzo agli altri; astrarsi dal mondo non è per noi. D’altronde se stai nella società, inevitabilmente finisci per fare politica se non vuoi che altri la facciano per te e poi te la impongano. Condivido appieno brazil caro fake; certo sarebbe bello riuscire a non sporcarsi le mani ma questo è un sogno o peggio ancora, una grande ingenuità.

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