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7 Febbraio 2008

L’umiliante estetica dell’Outlet

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Sono capitato all’Outlet di Valmontone. L’esperienza è stata estraniante. Non credo solo perchè non sono avvezzo a frequentare gli ipermercati che mi fanno sentire un marziano inabile, incapace di comprare pure uno spazzolino da denti. C’è anche che quei paesaggi da finto borgo ricostruiti come in una scenografia da western di Cinecittà, fondali senza niente dietro, con le finestrelle stile Canal Grande appiccicate sulle facciate in pannelli prefabbricati di cemento verniciati color pastello, quella serenità da Truman show ostentata nei lampioncini art decò e nelle panchine rivolte sulle fontane in resina epossidica, quel trionfo di betonelle multicolore che si sforzano di sembrare sanpietrini in porfido, quei vasetti di finto coccio appesi alle finte finestrelle con tendina annessa che si ostinano a ricordare le casette di campagna austriache, tutto quel popò di kitch finto qualcos’altro che nasconde capannoni industriali poveri di merce, come ne ho visti solo in Cecoslovacchia prima del crollo del muro, beh a me tutta questo ha fatto una tristezza indicibile. Primo perchè mi sono sentito un inutile involucro attorno ad un portafoglio che si definisce consumatore. Secondo perchè quella città di cartapesta è stata costruita per me involucro di portafoglio, perchè c’è qualche opinion leader, imprenditore o architetto che sia che ha deciso che quello è ciò che voglio, ciò che cerca la gente- come si dice-. Quarto perchè il trionfo del kitch lasvegasiano l’hanno inventata e straprodotto in America Scott e Venturi quasi 30 anni fa e quindi rappresenta un modello ormai surclassato di consumo e di gusto. Quinto perchè le uniche occasioni di città costruite sono oggi questi raccappriccianti esempi di pochezza creativa. Sesto perchè mi sento profondamente ferito nell’intelligenza e nel gusto. Settimo perchè come diceva già O. Wilde cent’anni e più fa, la bellezza è un valore assoluto e promuovere la bellezza, costruire la bellezza significa educare la gente al rispetto, alla responsabilità, alla crescita. Esattamente l’opposto di quello che rappresentano gli outlet siffatti. E non voglio sentire il commento che questo vuole la gente se si accalca a passarci il week end perchè vanno lì solo perchè si spende la metà e si possono lasciare figli e nonni a pascolare tranquilli. Anche perchè - risponderei- anche Piazza Venezia era stracolma di gente quando parlava il duce ma non per questo il duce aveva ragione di esistere. a-pizzola


1 Commento a “L’umiliante estetica dell’Outlet”

  1. stefano grassino scrive:

    Non mi sento di aggiungere nulla da un punto di vista artistico, a quello che hai scritto, essendo per me verità assoluta il tuo pensiero. Solo sul piano umano posso aggiungere che come amante dell’arte mi sento avvilito da ciò che mi racconti, sapendo tra l’altro che miserie simili, in giro, ce ne stanno fin troppe. Ecco perchè durante la settimana sento che mi mancate molto ed attendo di poter partire con il nostro progetto. Abbiamo il diritto ma sopratutto il dovere di diffondere la bellezza ed il buon gusto. Faremo i nostri errori, certamente, perchè rientra nella norma ma cose aberranti come quella di Valmontone, a meno che tutti quanti non si venga colpiti dalla meningite, non farà parte del nostro DNA.

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