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25 Giugno 2008

La Rivoluzione minima

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Nell’incontro che RivoluzionariaMente ha organizzato sabato scorso al Linux di Roma c’erano ragazzi che vivono o sopravvivono di creatività o di professionialità in cerca di “sistemazione”. Praticamente una rappresentanza del vasto mondo del precariato italiano che si è espresso, come fa nelle rare occasioni in cui gli si dà voce, vomitando le difficoltà e i mille ostacoli che vive quotidianamente. Dall’altra parte del “muro” artisti affermati e qualche rappresentante delle istituzioni e della politica, ai quali va dato atto - perlomeno- di aver partecipato. Il tema dell’incontro è stato come uscirne, quali le possibilità e le occasioni per trasformare in occasioni concrete lo sforzo di ognuno.

Qualche intervento è stato critico: in fondo le difficoltà ci sono sempre state, bisogna crederci, farsi il mazzo senza lamentarsi troppo, la vita è dura e così via. Poi si è scivolati sulle considerazioni che è la destra al potere che prepara nuovi tagli alla cultura e agli enti locali. Le solite storie. L’evidenza fra le due opposte sponde, professionisti che vivono di volontariato da una parte e “potere” dall’altro, si è riassunta nell’intervento di Federico di FreeShout che ha snocciolato con lucida e appassionata requisitoria le cifre del debito assunto personalmente per portare avanti le iniziative del suo gruppo di lavoro. Perchè la questione - fuori dalle chiacchiere - è tutta nei soldi. Queste attività sono lavoro e perchè il lavoro produca qualità bisogna investirci. Quindi il punto è: o il Paese ci crede e quindi mette in moto dei meccanismi virtuosi oppure si dichiara limpidamente che non si crede alla cultura quale voce attiva del Pil e quindi si chiudono definitivamente i rubinetti.

Perchè così come è ora, soldi pubblici pochi e distribuiti a pioggia quando non con logiche clientelari, la cultura è una spesa non un investimento. Finchè si insiste nell’associazionismo e nel volontariato di stampo parrocchiale, che non “deve” produrre utile perchè no-profit si ottengono solo prodotti estemporanei e di scarsa qualità. E si alimenta il precariato.

Non vogliamo vivere di soldi pubblici - è stato del mio intervento-, nè spazi-contenitori calati dall’alto e poi appaltati agli amici degli amici. Vogliamo crescere e lavorare con i soldi dei privati, perchè si premi il merito non le conoscenze. Per questo le istituzioni e la politica debbono solo produrre strumenti che ci mettano nelle condizioni di operare come sappiamo fare. Le condizioni di base, non per farci un favore ma perchè questa è l’unica opportunità per risalire tutti la china. Perchè questa è l’attività che sappiamo fare e possiamo venderci nel mondo, le nostre idee, la nostra cultura. Senza retorica. Tutto qui.
Grazie agli amici di Rivoluzionariamente,

Antonio Pizzola


1 Commento a “La Rivoluzione minima”

  1. brazil scrive:

    Pubblico la risposta di Roberto (Rivoluzionariamentemente)
    Amici posto sul blog di Liberamente l’intervento che il grande amico Antonio ha pubblicato sul suo sito www.1x100.net circa il dibattito avvenuto al ns. evento. A ognuno le conclusioni. Io sono totalmente in accordo con Antonio, le istituzioni stanno come stanno, lo sappiamo da tempo, soldi non ce ne sono, e a fini elettorali è meglio dire che si investiranno soldi per le ronde notturne che per la cultura, visto che l’assenza di cultura fa gioco al sistema e ci rende ciechi e sottomessi. Ecco perchè sostengo la loro proposta di legge per liberare capitali privati; ce ne sono e ce ne sarebbero di più se solo un minimo intervento legislativo permettesse a chi tiene i cordoni delle borse di allentarli. Ci vorrebbe poco. e quel poco di chiama volontà politica.

    Non posso che testimoniare la mia partecipazione emotiva e la mia solidarietà, anzi l’ammirazione che ho per Federico di Freeshout, per il suo coraggio ma anche per i suoi risultati in termini di prodotto. Il suo intervento ci ha (li ha) ammutolito tutti, spinto a una riflessione vera al di là delle parole.

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