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30 Ottobre 2008

Della protesta studentesca

manifestazione 18 feb 066.jpg

Probabilmente delle accuse mosse agli studenti che protestano, oggi come in passato, una cosa è vera: del decreto in questione, dei suoi aspetti e delle conseguenze reali, pochi dei manifestanti sanno. Così come sarà vero che l’opposizione, incapace di gestire il malcontento in forme costruttive, sta strumentalizzando l’onda di protesta. Ma quello che le forze di governo e l’informazione schierata da una parte o dall’altra, incapace di esprimere un pensiero indipendente, non vogliono cogliere è che in questa protesta, che si sta dimostrando più determinata rispetto a quelle degli ultimi anni (pantere e panterine che mi hanno peraltro personalmente coinvolto) c’è finalmente un segnale di vita. Gli studenti che sono in piazza in questi giorni non ce l’hanno con la povera Gelmini, vittima sacrificale dell’ennesimo governo di inetti, e forse non lo sanno in fondo neanche loro contro chi stanno. Si muovono sull’onda dell’insoddisfazione per una realtà con la quale fanno i conti che fa acqua da tutte le parti. Avvertono che si stanno formando in una scuola che non educa e che prepara alle nuove forme di schiavismo del precariato. Vagano per le strade portando vessilli e bandiere che nenache comprendono, fanno dichiarazioni che dimostrano un disorientamento che nasce dal malcontento ma che è incapace di indicare una strada qualsiasi che superi la protesta.

Certo è solo che la risposta più sbagliata è quella di Berlusconi, espressione di un mondo vecchio e inadeguato, che bolla i manifestanti come imbecilli che non capiscono una legge che dovrebbe risolvere i problemi della scuola italiana. E ancora di più i tentativi manifesti delle forze reazionarie di trasformare in violenza e scontri questo malcontento.

Non c’è destra e sinistra, i fascisti e comunisti sono morti da tempo.

C’è solo una società in ginocchio, decaduta e incapace di offrire una qualsiasi forma di futuro ai suoi figli.

a.pizzola


2 Commenti a “Della protesta studentesca”

  1. giulio master scrive:

    A parte l’epilogo alla Cioran di Pizzola, che ha tutte le ragioni per rappresentare una situazione così come la vedono la maggior parte degli italiani che, se votano a sinistra sbagliano, se votano al centro è inutile, se votano a destra si danno la classica zappa sui coglioni, a me, beato incosciente, combattente di tutte le battaglie (perse) di civilizzazione di questo Paese, ex amministratore trombato perchè troppo corretto e poco incline ad inciuci, ex socialista sbeffegiato per le proprie convinzioni rifomiste e social liberali di uno che crede nella libera impresa che può crescere solo con il rispetto dei lavoratori, odiato dagli ex bigotti comunisti travestiti perchè di sinistra ma non allineato e per di più cittadino americano e irridente verso gli intellettuali di partito, inviso alla destra fascistoide perchè disposto anche allo scontro fisico pur di non rinunciare alle prerogative della democrazia parlamentare e cedere a nessun prepotente, tutto questo mette allegria. Fondamentalmente per una ragione: perchè dopo una vita da grillo parlante, dopo aver rotto le palle a livello locale e nazionale nel tentativo donchisciottesco di scuotere menti, cuori e coscienze imprigrite e rivoltolate nella fanga di un benessere che si vede solo in televisione, come direbbe l’assessore alle Varie ed Eventuali, Palmiero Cangini, i fatti, finalmente, mi cosano…e adesso sono cazzi! Per tutti.

  2. stefano grassino scrive:

    Si Giulio, hai maledettamente ragione e che siano veramente cazzi per tutti e pure amari perchè solo dalle macerie si può ricostruire qualcosa di veramente nuovo e migliore. Adesso l’unica cosa importante è distruggere perchè in fondo in fondo, qualcuno mi deve convincere cosa ci possa essere di buono da salvare a tutt’oggi in questo paese. La politica? Non penso proprio. Il clero? Meno che mai. La cultura? Sapete dirmi dove abita? Come dice Antonio, questi ragazzi portano in giro vessilli che non comprendono; bene, è questo l’essenziale: non è più importante comprendere ma ribellarsi per il solo piacere di farlo e per la paura del domani, tutti e due segni premonitori di una tempesta che potrebbe esplodere e le cui conseguenze non possiamo noi oggi prevedere. In fondo io sono fatalista: se qualcosa deve avvenire, avviene, volenti o nolenti.

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