
Almeno questo è il modo in cui lo trattano sull’isola. L’unico gay conclamato è Cristiano Malgioglio, a cui Simona Ventura si rivolge addirittura al femminile: “Sei stanca?”. Per carità.
Cosa significa questo? Significa che la televisione italiana non riesce a concepire un omosessuale che non sia una macchietta e che non rientri in un rassicurante stereotipo. Alessandro sull’isola è un asessuato a cui ci rivolge come all’uomo di scienza del tutto privo di ormoni. Sbarca il naufrago finanziere bellone e l’unica opinione che viene richiesta tra gli uomini è quella di Malgioglio, che da copione arrossisce come una brava damina. Alessandro non sanno dove collocarlo, è un gay fatto a forma di maschio e la normalità crea imbarazzo, a quanto pare.
Nessuno però ha rilevato questo atteggiamento. Gli unici commenti che si fanno su Cecchi Paone all’Isola sono sulla sua incoerenza, lui che si era sempre scagliato contro i reality; un coro mediocre di lamentele contro cosa? Contro uno che cambia idea? Non sarebbe più interessante girare il coro mediocre in direzione di -che so- Walter Veltroni, che giurava di andare in Africa e ora si candida alla guida del PD? Ma no, sarebbe troppo impegnativo, occorrerebbe elaborare un pensiero e magari entrare in un dibattito vero, quello sulla politica. Meglio prendersela con Cecchi Paone, simbolo dell’incoerenza e dell’incostanza umane. E pure nominato questa settimana, ’sto frocio.
MasterP
9 Commenti
Non è che io voglia puntualizzare, mai l rischio che paventavo rispetto alla presenza di Alessandro Cecchi Paone sull’Isola, era proprio quello della negazione della “normalità” dell’omosessuale…
Infatti, purtroppo, per il target del reality di raidue è molto più confacente una checca alla Malgioglio che un sano, fisicamente sbracato, maschio che preferisce i ragazzi alle ragazze.
Ecco: se Alessandro voleva testimoniare una “neutralità” morale delle scelte sessuali, un poco come nell’antica Grecia, debbo dire che la Ventura non è esattamente l’interlocutore giusto. Soprattutto se affronta la questione negli stessi termini di “Quelli che il calcio…”.
il problema è che l’interlocutore giusto non c’è
Dal momento che si parla di “coro mediocre di lamentele”, mi sento chiamata in causa dal momento che ho dato io il la al succitato coro. Il problema non è essere contro qualcuno che cambi idea, ma rimanere delusi da chi si è sempre fatto portatore della cosidetta “cultura in televisione” e poi si abbassa a far parte di un reality trash in cui la figura del gay rischia di essere ridotta ad una macchietta (che è poi quello che stanno facendo con Malgioglio, come tu giustamente rilevavi). Certo che non sanno dove collocarlo Cecchi Paone! Sappiamo bene che se c’è una cosa che stride in un reality è proprio la normalità, i comportamenti naturali, la non recita. Detto questo, credo sia piuttosto inutile il paragone con Veltroni, che peraltro trovo essere persona mediocre e cerchiobottista; il fatto di criticare Cecchi Paone non esclude altre critiche di tipo politico o di costume. E’ un pò pretenzioso decidere di cosa un frequentatore di questo blog debba discutere. Come dire, se si parla male di Veltroni, Berlusconi, Mastella ecc. va bene, ma se si tocca un supporter di 1×100 allora si viene tacciati di incapacità di eleborazione del pensiero, mancanza di impegno o mediocrità. Semplicemente ognuno di noi sceglie, liberamente, di cosa parlare: ho sempre pensato che la diversità di opinioni fosse la base per un interessante scambio di punti di vista, non la scusa per dispensare offese prive di fondamento.
Il problema è che la questione delle differenze nella testa degli italiani ha, in una ipotetica gradutoria, un posto in classifica che si aggira tra il cinquantesimo ed il centesimo. Non abbiamo mai avuto realmente il senso del valore delle minoranze, anche perché le uniche che hanno diritto di cittadinanza sono quelle alla Südtiroler Volkspartei, in pratica dei democristiani leghisti di lingua tedesca. Del resto la chiave di lettura in senso restrittivo o estensivo anche delle regole costituzionali, sia pure sui diritti della persona, dipendono dal gruppo dominante in una data congiuntura politica. Se capita come in questa fase in cui c’è la “sinistra” al governo e Alessandro Cecchi Paone, che badate bene è un omosessuale non allineato all’establishment, deve ricorre all’Isola dei Famosi per perorare la causa della normalità omosex, questo può significare solo una cosa: che anche all’interno del movimento gay, checchè se ne dica (scusate la finezza nel mettere l’accento dove serve), è evidente la divaricazione tra la gayezza politicamente corretta che ha assunto le sembianze parlamentari di Luxuria (un trans, showgirl, comunista, parlamentare, ben connotato, riconoscibile e quindi limitabile nella sua portata destabilizzante)e quella pericolosamente normale dell’apparentemente rassicurante panza impiegatizia di Alessandro. La normalità di Alessandro a sinistra fa paura, perché scardina il presupposto stesso della teoria rivendicazionista, a destra addirittura terrorizza perché è figlia di un atteggiamento laico, libertario, lucido e basato sulla riaffermazione della libertà personale, non sulla “carità cristiana” sollecitata dai casi umani alla Malgioglio che sempre creature del Signore sono. Come fai a dire che è un peccatore uno che lavora, che paga le tasse, che non stupra i bambini, che non si veste da donna (se maschio) o da maschio (se donna), che ha la laurea, che non si trucca, che ingrassa allegramente e che dice quello che pensa? L’interlocutore giusto non c’è non solo per la questione gay, ma per l’intera questione sociale italiana.
Cristiana e Cristiana, vedo che piano piano state diventando amiche! Visto che Pucci si trasferisce a Milano con Mozzetti e Mozzettino, andate una sera a mangiare una pizza insieme e mandate il conto a Cecchi Paone. Lui non capirà, ma magari ’sta storia finisce…
Pucci, ma il la al succitato coro è stato dato alla fine di luglio ed è una discussione secondo me vecchia. Nessuno decide cosa scrivono i frequentatori del blog ma, esattamente come Cecchi Paone, chi scrive si espone in pubblico e può essere oggetto di critiche. La questione del supporter è più delicata e importante -forse solo per me- di quanto tu possa pensare e sapere, ma è stata già discussa in separata sede. Insisto, se si parla di cose vere e calde si può toccare tutto, anche la mamma. Riguardo alle offese non so che dire, mi pare che l’unico che qualche offesa finora l’ha presa senza poter replicare è proprio Alessandro.
forse una vera svolta sarebbe di non tenere sempre presente l’effetto che si fa. sugli altri, pochi, che incontriamo di persona. o su quelli, tanti, a cui arriva la nostra immagine via tv o altro. è un tornare all’indietro, un negare la complessa problematica della società dell’immagine? sì, no, non so, non m’importa. Ma intanto c’è prima la vita reale, e per vita reale intendo quello che l’individuo liberamente fa e sente. Se cecchi paone una mattina si sveglia e pensa che nonostante i reality gli facciano concettualmente schifo, nella pratica unirsi a una composita band di affamati sbattuti su una brutta isola potrebbe stuzzicarlo, divertirlo, comunque incuriosirlo, dovrebbe bastare questo. e, soprattutto, cecchi paone stesso dovrebbe poter dire questo con la certezza di essere capito (e spero che lo faccia al suo ritorno, così, sinteticamente e sfacciatamente, senza altre spiegazioni). il trasformarsi o meno in un simbolo, il fare il gioco di questo o di quello, il favorire questa o quella causa gay o non gay… semplicisticamente, io dico che se si parte dal “faccio quello che mi piace”, si è già un pezzo avanti.
masterg, luxuria ti ricordo si autodefinisce transgender. il che non corrisponde neppure vagamente alla realtà, a proposito di realtà. trans – come scrivi tu – mi sembra una mediazione volonterosamente politically correct. trav sarebbe più appropriato. e non perché mi piaccia definire luxuria o chiunque in base a cose per me così poco interessanti come i gusti sessuali o l’abbigliamento, ma perché luxuria invece mi pare tenerci tanto e soprattutto pretendere di dare continuamente lezioni sul tema.
a proposito. ma fino a poco tempo fa in italia c’era l’emergenza pacs-dico. che è successo? pericolo scampato? gli italiani si sono sposati tutti con un partner dell’altro sesso o rassegnati a una dignitosa e laboriosa singletudine?
hai ragione da vendere. credo che “l’effetto che fa” sia diventato così importante nel tempo perchè proiettiamo moltissimo di noi sugli altri. così, il divulgatore scientifico che decide di partecipare all’isola tradisce una parte di noi, ma contemporanemente si sovrappone a quell’altra parte di noi che tradisce, cambia idea ed è incoerente; una parte di noi che non ci piace e con cui dobbiamo fare i conti, e che nei modelli che propone la televisione si amplifica al punto da diventare insopportabile. quello che si perde di vista, in tutto ciò, è il fatto: esiste solo il commento. ma questo ha molto a che fare con la cultura italiana e con benedetto croce, temo.
Grazie Susanna per l’occasione di chiarimento rispetto all’uso di sostantivi e aggettivi. Se definisco impropriamente “trans” l’On. Vladimiro Guadagno detto Luxuria non è solo per riguardo al prefisso “On.”. È’ anche perchè non mi ci raccapezzo davvero tra queste distinzioni. O meglio: per me eterosessuale standard non hanno utilità immediata e quindi inconsciamente attribuisco loro poco senso. Anzi, il mio temperamento esuberante mi condurrebbe ad esasperate semplificazioni verbali. Ma, essendo persona educata, gayfriendly ecc.ecc., non sta bene. Per il resto che dire? Uno, nessuno e centomila.