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Le mani sulla rete

 
Sicuramente avrete sentito parlare del disegno di legge Levi – Prodi  che, di fatto, metterà un bel bavaglio alla rete. Infatti chiunque abbia un blog dovrà registrarlo all’autorità delle comunicazioni, pagare un bollo e produrre una serie di certificazioni; ciliegina sulla torta,  chiunque abbia un sito od un blog dovrà necessariamente procurarsi una società editrice [...]

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Sicuramente avrete sentito parlare del disegno di legge Levi – Prodi  che, di fatto, metterà un bel bavaglio alla rete. Infatti chiunque abbia un blog dovrà registrarlo all’autorità delle comunicazioni, pagare un bollo e produrre una serie di certificazioni; ciliegina sulla torta,  chiunque abbia un sito od un blog dovrà necessariamente procurarsi una società editrice ed avere un direttore responsabile iscritto all’albo dei giornalisti.
Il che significa, in poche parole, le mani sulla rete. Come leggere questa proposta di legge?! Fare semplicemente cassa, oppure porre un limite, controllare e censurare le informazioni, i pensieri e le idee che circolano liberamente su internet?!
Ha tutta l’aria di essere una proposta liberticida, ed il fatto che provenga da un governo di centro sinistra non è che un’aggravante. E puzza pure tanto di censura. A questo punto credo che il popolo della rete debba organizzarsi e scendere in piazza a protestare.
La rete appartiene a tutti, è libera e tale deve restare. Cosa ne pensate?

Cristiana D’Annunzio

6 Commenti

  1. admin ha scritto il 22 ottobre 2007 | Permalink

    RICEVUTO DA GUIDO:
    Il Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

    Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

    Scritte così, le nuove regole sembrano investire l’intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E’ così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

    Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? “Non spetta al governo stabilirlo – continua Levi – Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere”.

    Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento dell’Autorità. Ma nell’attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l’iscrizione al ROC – almeno nella formulazione attuale – non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.

    Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro “La diffamazione tramite mass-media” (Cedam Editore): “La vecchia legge sulle provvidenze all’editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l’articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa”.

    Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all’iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

  2. Masterg ha scritto il 22 ottobre 2007 | Permalink

    Da quello che mi risulta Genitloni se l’è già rimangiata.

  3. Pucci ha scritto il 22 ottobre 2007 | Permalink

    Colpa mia che ho postato tardi! Sono felice che abbiano fatto marcia indietro.

  4. susanna schimperna ha scritto il 22 ottobre 2007 | Permalink

    torneranno alla carica. questa cosa era già nell’aria un anno fa, hanno lanciato il cosiddetto pallone di prova (quant’è orrendo detto all’italiana), hanno saggiato le reazioni, ci riproveranno e porteranno a termine il disegno. che è liberticida, ovvio. perché, vi pare che stiamo muovendoci in altra direzione?

  5. brazil ha scritto il 22 ottobre 2007 | Permalink

    è una chiara risposta dell’establishment alla forza della rete, a grillo, a adinolfi, ai movimenti spontanei che non costa mettere in piedi. Perfino i futuristi dell’anilina nella fontana nascono da queste realtà, come l’attacco a Mastella che sta rischiando la poltrona è figlio dei movimenti degli internatuti. Hanno l’esigenza di controllare i fenomeni spuri prima che si diffondano. E non sanno come fare. Sono d’accordo con Susanna, è solo un primo tentativo. L’ulteriore conferma che la distinzione fra destra e sinistra è superata. I progressisti, sempre più rari, vanno scovati fuori dagli schieramenti tradizionali o mischiati al loro interno. Ma la battaglia è solo all’inizio.

  6. stefano grassino ha scritto il 22 ottobre 2007 | Permalink

    Altro che se torneranno alla carica; all’interno di move one occorrerebbe fare un corso di strategia militare così molti si leverebbero tante illusioni dalla testa. In guerra si manda sempre un’avanguardia per saggiare il terreno; non si scoprono mai le carte tutte insieme. Gentiloni, purtroppo per noi, ha saggiamente tastato il polso dell’opinione pubblica e vista la prima reazione, ha momentaneamente arretrato le proprie truppe. Queste però sono lì, molto vicine e si riposano in attesa del secondo assalto che sarà più massiccio. Probabilmente non passerà nemmeno allora ma la sua manovra ci stancherà perchè la loro sarà una guerra di logoramento e con i mezzi che hanno (i soldi per corrompere domineddio) finiranno per passare. Forse io e Susanna finiremo per essere definiti disfattisti ma che ci possiamo fare (scusate la presunzione) se la vita ci ha insegnato ad essere realisti. Scusate…non pessimisti… REALISTI!!!!!!!!

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