Punto nevralgico dell’edizione 2007 di FreeShout a Prato è l’appuntamento “fuori formato” Come Curare la Cultura, tavola rotonda alla quale parteciperà anche 1×100 e che Sabato 17 novembre coinvolgerà operatori, artisti e collettivi tra i più attivi nell’ambito della creatività nella riflessione sulla situazione culturale oggi: emergenze e opportunità al fine di creare una rete autosufficiente tra le infinite realtà legate alla produzione culturale nella penisola.
Riceviamo dagli amici organizzatori dell’evento un questionario-spunto di riflessione sui temi che verranno trattati nell’incontro.
Siamo testimoni di un momento dalla doppia valenza per quello che è la promozione culturale sia su scala locale che nazionale. Da un lato, gli eventi e i festival conquistano il territorio in ogni periodo dell’anno; associazioni, collettivi, singoli curatori lavorano quotidianamente alla creazione di progetti che nella manifestazione artistica vedono il loro compimento. Dall’altro, nonostante l’entusiasmo, continuano a mancare alcuni aspetti fondamentali sia dal punto di vista della possibilità di organizzare, sia da quello dei risultati ottenuti. Ci si lamenta talvolta della mancanza di fondi e della difficoltà nell’accedervi, altre della scarsità di riscontro, altre ancora dei limiti imposti dalla burocrazia: in generale, si avverte la necessità di un’opera di rafforzamento delle risorse legate alla cultura. Vorremmo concentrarci su quanto gli operatori culturali possono fare a tale scopo.
Punto1:
creare un network tra festival/eventi.
È opinione diffusa che sviluppare un coordinamento tra le varie organizzazioni che operano nel panorama culturale sia un passo importante per incrementare la qualità e la quantità degli eventi e dei momenti dedicati alla cultura, nonché per facilitare il lavoro di curatori e organizzatori. Siete d’accordo su questo punto?
Secondo voi, creare collaborazioni e compresenze durante gli eventi stessi, e fare in modo, ad esempio, che un evento ne ospiti un altro, o ne divulghi i contenuti, può favorire questo sviluppo? Quali altre soluzioni si possono adottare per la nascita e la crescita di questa ‘rete’?
Punto2:
vantaggi/svantaggi del networking.
La collaborazione tra progetti può generare numerosi vantaggi, riscontrabili sia a livello organizzativo che logistico. Da nuove idee e nuovi progetti ne risultano arricchimento e crescita per tutti gli operatori culturali coinvolti.
Una soluzione per avviare questo processo di interscambio e coordinamento può essere la trasparenza di un calendario eventi prima regionale e poi nazionale, che garantisca il minimo accavallamento di date e appuntamenti: quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un simile approccio?
Punto3:
continuità produttiva
Molti eventi si congelano alla loro chiusura, e fra un edizione e l’altra non si manifestano se non con piccoli aggiornamenti sui lavori in corso, quasi sempre solo online.
Cosa potrebbe favorire la continuità che manca?
Aiuterebbe sviluppare un piano di mobilità delle risorse e dei contenuti?
13 Commenti
Punto1:
creare un network tra festival/eventi.
Sicuramente far transitare le idee dentro ogni singolo evento è un modo ma non è la soluzione. La soluzione è nel network “consapevole”. Ovvero nella presa di coscienza prima della necessità di una realtà che possa incidere nella vita sociale e politica, una sorta di associazione di categoria, una lobby o come volete chiamarla che dimostri che un nuovo modello di sviluppo può e deve essere creato sulle esperienze e sui numeri dei diversi eventi. Bisogna mettere a frutto le economie mosse per convincere le istituzioni e gli sponsor dell’opportunità di investire. Senza soldi non si va da nessuna parte. Il Move On 1×100 nasce per questo. Ma bisogna crederci per convincere e bisogna essere mantenere una presenza costante.
Punto2:
vantaggi/svantaggi del networking.
Non credo che ci siano svantaggi. Credo molto nell’effetto moltiplicatore ma è necessario che l’adesione al progetto sia realmente condiviso. Bisogna uscire dalla mentalità ristretta del vantaggio personale e delle invidie reciproche (vizio diffuso nella categoria) sennò la comunicazione integrata diventa un boomerang.
Stesso discorso vale per la comunicazione condivisa, che può potenziare il servizio e diventare strumento fondamentale per la sensibilizzazione dell’utenza più distratta e lontana.
Punto3:
continuità produttiva
Occorre condividere un programma annuale e in ogni evento fare lo sforzo di rappresentare e presentare un angolo per le attività degli altri operatori. Il lavoro di gruppo deve essere centrale, forse più importante dello stesso evento. Può essere definito una sorta di marchio di qualità che ogni evento che entra a far parte del Network comunichi efficacemente. In questo modo non si è più il festival sperduto nel paese ma l’evento X sotto il marchio del Network che torna in ogni manifestazione. Questa è l’idea di 1×100 che siamo ovviamente disposti a mettere a disposizione.
Admin,
quello di cui parli, “il lavoro di gruppo”, è l’azione politica.
Partendo dalla qualità del tuo discorso vorrei far notare come quell’azione politica implica che chi si offrisse a coordinare il lavoro di gruppo, perderebbe la sua funzione creativa per abbracciare quella politica. Abbraccerebbe l’azione politica, ossia “il lavoro di gruppo”.
Allora, ormai ci stiamo arrivando a prenderne consapevolezza, se non ci sono persone che fanno cultura e che consapevolmente decidono di accantonare le loro arti per sacrificarsi a guidare politicamente un gruppo di creativi… difficilmente partirà mai qualcosa di concreto.
Ecco dove il gap fra la società civile e politici inefficienti. Ecco la differenza fra un tecnico ed un politico. Ecco perchè i nostri governi abbondano sempre e insanamente di più di tecnici e sempre meno di politici, ossia di persone che devono dire “sì” o “no”.
Allora vi chiedo, chi è disposto in un eventuale network ad occuparsi solo del lato politico e coordinante, rinunciando a quello artistico?
Move On?
bravo ale, hai centrato il problema
Se vogliamo proporci dobbiamo farlo con atti concreti: poesie, dipinti, films etc. etc. altrimenti restiamo nel teorico e piano piano finiamo nel parlarci addosso fino allo spegnimento di noi stessi. Concordo appieno con Ale e con Brazil. Vedi Admin, quello che tu proponi, potrebbe essere interessante e utile ma presuppone, a mio avviso, una struttura parallela ed indipendente rispetto a move one; una specie di supporto con un forte dispendio di energie che al momento non abbiamo. C’è poi un’altro aspetto: se un domani avessimo queste energie, varrebbe la pena spenderle per quello che tu proponi? Non si snaturerebbero i principi su cui si basa move one? Non è meglio gettarci a capofitto sul lato artistico? Siete pregati di aiutarmi nei miei dubbi. Grazie Stefano
Questo topic mi sembra che stia diventando interessantissimo.
Vorrei proporre un’idea sconcertante.
Perchè non fare di questo “problema” una piattaforma di discussione con una rete culturale romana.
E in questa discussione aperta io vorrei proporre anche un’altra possibilità: perchè non pensare che ci possono essere degli artisti che possono rinunciare alla loro professione per fare politica culturale.
La Guzzanti, Luttazzi… fanno politica?
Non si può dire che non siano stati costretti negli ultimi anni a stringere sempre di più, da artisti comici sul costume della società verso monologhi decisamente atti a fare e a stimolare politica.
Quale è la differenza tra scendere in campo e fare politica? Non ci dovrebbe essere tale differenza ma in Italia purtroppo esiste.
Allora, dobbiamo essere eletti per far politica o basta farla tutti i giorni nel proprio lavoro? Vogliamo coinvolgere “il gruppo” per un progetto di paese nuovo e come facciamo a farlo se non abbiamo gli strumenti del politico eletto?
E se ci candidassimo si perderebbe la nostra natura artistica facendo il politico?
Credo che ce ne sia da discutere.
La cosa più importante è non avere più paura di porsi queste domande perchè se non sbrogliamo prima questi dubbi di principio, di partenza… continueremo sempre a grare a vuoto… come degli iceberg! Bellissimi iceberg collegati al nulla.
Ale, esistono più modi di “fare politica”. Uno è quello che citi, un creativo che mette la sua opera al servizio del bene comune e nel suo ambito esprime la sua idea. L’altra è quella del movimento. Il Network di creativi che propugnano gli amici di Freeshout e di cui si parlerà il 17 novembre a Prato è un tentativo che va verso la direzione di 1×100, che rientra nel calderone di cui anche Grillo col suo blog è espressione. Poi c’è la politica attiva, quella “tradizionale” che incontra le perplessità dei più, ammaliati dalle tentazioni dell’antipolitica. Per me va distinto il movimento dalla politica attiva, perchè quest’ultima segue delle leggi e delle strategie che il movimento non ha. Mischiare le due cose porta all’impasse nel quale si sono trovati i Girotondini al tempo, Mariotto Segni al tempo dei referendum e Grillo oggi. La politica attiva si fa con i partiti, le liste, le alleanze, le campagne elettorali, la conta dei voti. Fermo restando l’obiettivo ideale che si persegue. Confondere i piani significa fallire nell’una e nell’altra direzione.
Appunto,
non bisogna confondere. E’ per questo che bisogna chiedersi, visto che girtondi, no-global, ecc. si sono esauriti perchè non hanno avuto il salto politico, non hanno avuto l’interlocutore politico… oggi cosa si deve fare?
Ci sta venendo in mente che il salto politico, la politica attiva, se non ci sono interlocutori seri, la società civile dovrà crearne e crescerne piano piano di nuovi?
Da dove verranno altrimenti mi chiedo, da marte?
Quando ci renderemo conto che qualcuno di noi si dovrà sacrificare (perchè la professione politica seria è sacrificio) perchè sennò è meglio emigrare tutti, visto che non ci sono alternative politiche immediate all’orizzonte?
Cosa ci serve di più drammtico per capire che per fare una rivoluzione, un cambiamento strutturale, ci vogliono degli eroi che diano l’esempio?
Perchè il Sudafrica, con tuttii problemi, sta progredendo e gli altri paesi africani, con tutti i problemi, continuano a girare in tondo? Sarà perchè il Sudafrica ha partorito eroi che davano l’esempio, morendo o stando 25 anni(!!!) in carcere!
Che dobbiamo fare in questo paese per renderci conto che stiamo andando alla deriva? E che solo noi stiamo al timone?
Quanti botte in testa dobbiamo ancora prendere pere reagire? DAtemi un numero almeno?
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Bella citazione: Guida Intergalattica per autostoppisti.