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La vera politica

Prendo lo spunto di questa mia da un’articolo di Corrado Augias su Giuseppe Di Vittorio che rispediva al mittente, un modesto dono natalizio inviatogli da un’industriale, con queste due righe di spiegazioni al suo rifiuto: “Sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali [...]

Prendo lo spunto di questa mia da un’articolo di Corrado Augias su Giuseppe Di Vittorio che rispediva al mittente, un modesto dono natalizio inviatogli da un’industriale, con queste due righe di spiegazioni al suo rifiuto: “Sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perchè – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni. Per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà. E’ necessaria – e lei lo intende – anche lonestà esteriore….. Perciò La prego di mandare qualcuno a ritirare gli oggetti portati”. Altro esempio è quello di Giovanni Amendola Raccontato da suo figlio Giorgio: “Mio padre era diventato ministro delle Colonie nel governo Facta. La vita a casa, con questa nomina, fu resa più difficile per le nuove condizioni economiche imposte dalla riduzione di stipendio. Dalle 4000mila lire al mese ricevute dal Corriere sella Sera si era passati alle 2000 lire che costituivano lo stipendio di un ministro. Mio padre era di una rigida severità. Avendo io un giorno atteso sul portone di casa che egli scendesse, per ottenere un passaggio sull’automobile ministeriale fino a Piazza Colonna (il ministero delle Colonie occupava allora palazzo Chigi), egli me lo rifiutò bruscamente, dicendo che le automobili dello Stato non dovevano servire alle famiglie dei ministri. Ed infatti mia madre, nei suoi brevi soggiorni a casa tra un ricovero e l’altro, non potè mai disporre dell’auto ministeriale. Prima degli scrutini, nella sua unica visita fatta durante tutto l’anno al professor Kambo, al Visconti, gli aveva raccomandato la massima severità: “Lo rimandi, lo rimandi pure a ottobre, gli farà bene studiare. Il professor Kambo non si fece pregare”. Oggi sappiamo tutti quale è il comportamento dei nostri politici (inutile qui ripeterlo) ed anche nostro tra cui metto quello di molti genitori, i quali hanno riempito di ricorsi il T.A.R. contro le bocciature dei propri figli, ottenendo spesso ragione e rendendo inefficace la selettività che volenti o nolenti un’insegnamento deve avere. Ho scritto queste due righe perchè penso che move one debba porsi un problema etico e comportamentale nei confronti di ciò che intellettualmente ci circonda; non credo nella purezza spinta all’estremo perchè diventerebbe dogma e quindi soggetta al fanatismo ed all’intransigenza. Se si vive in mezzo al letame l’unica cosa da fare è tentare di sporcarsi il meno possibile, in un altro modo non possiamo agire, attenti però a non trovare facili giustificazioni alle nostre umane mancanze.

2 Commenti

  1. susanna schimperna ha scritto il 28 ottobre 2007 | Permalink

    essere onesti e integri? non svendersi e magari nemmeno vendersi? si può fare. usando anche soltanto, senza scomodare grandi principi, qualcosa che potremmo chiamare… stile, educazione, senso del ridicolo. e aggiungiamo anche, su un piano che forse è e forse non è diverso (ora sono troppo stanca per addentrarmi in questa disquisizione), la dignità e i piaceri che ne derivano.
    è che oggi esiste poco questa cosa che si chiama dignità. che potrebbe come potrebbe non avere a che fare con la coscienza (altra disquisizione che rimandiamo a data da destinarsi per i motivi di cui sopra). inscindibile dalla dignità – perlomeno per i nostri scopi -, esiste poi il “gusto della dignità”, addirittura la “libidine della dignità”. ad avere dignità ci si sente bene in un modo molto particolare, così come a mandare a quel paese i potenti che altro titolo non hanno che quello di potenti.
    … e se poi vogliamo proprio esagerare, e so che non ti piacerà, stefano, e non piacerà nemmeno a molti altri, esiste la superbia. che non è male per nulla, e anzi solo per il fatto di essere un peccato dal punto di vista cattolico andrebbe molto ripensata, rivalutata e soprattutto praticata.

  2. stefano grassino ha scritto il 29 ottobre 2007 | Permalink

    Questa volta ti sbagli: la superbia, ovvero la ipervalutazione della propria persona e delle proprie capacità, accompagnata ad un atteggiamento di superiorità verso gli individui considerati inferiori, non la trovo così malvagia come la descrive il cattolicesimo. Penso tra l’altro che sia stata inventata per appiattire le menti, massificare le coscienze e renderle schiave di un unico potere, quello clericale (ma in questo tutte le religioni e le ideologie varie, si assomigliano un pò). Io rivendico il diritto di sentirmi superiore al popolino bue ed ignorante che riempie gli stadi ed elegge un giocoliere semianalfabeta a suo idolo ed esempio per i propri figli. Rivendico la mia intelligenza che dimostro nel saper ascoltare i miei pari, sul piano intellettivo e culturale, e ad apprendere da coloro che sono molto più preparati di me. Poi aggiungo pure che, dopo aver letto l’articolo di Antonio, pubblicato oggi, sia un vero peccato che questo blog non sia conosciuto a livello molto più ampio. Vedi Susanna, l’altra sera prima di telefonarti in trasmissione, mi sono ascoltato con piacere tutto quello che raccontavi ed apprezzando le tue conoscenze come quelle di tanti che partecipano a move one, ti ribadisco che rivalutare e praticare la superbia come tu mi fai notare, non la ritengo affatto una brutta idea.

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