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Ancora fa scandalo il Moderno?

Lettera inviata a Epolis:
Sig.ra C.L. Comite,
si è scagliata sabato su Epolis contro l’”antiestetica pompa di benzina” di Meier sull’Ara Pacis. Molto peggio, a suo dire, della preesistente teca meno invasiva e più consona al contesto. Fuori dal giudizio su Meier e sulla preesistente teca, peraltro uno dei peggiori scatoloni di travertino mai realizzati, lei sembra [...]

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Lettera inviata a Epolis:

Sig.ra C.L. Comite,
si è scagliata sabato su Epolis contro l’”antiestetica pompa di benzina” di Meier sull’Ara Pacis. Molto peggio, a suo dire, della preesistente teca meno invasiva e più consona al contesto. Fuori dal giudizio su Meier e sulla preesistente teca, peraltro uno dei peggiori scatoloni di travertino mai realizzati, lei sembra assecondare la logica dominante in cerca di identità, che si accanisce contro il simbolo dell’idea minima di ridurre l’abisso che ci separa all’Europa più evoluta.
Si dice non contraria a città antiche contaminate di moderno purchè ci sia il rispetto “degli stili architettonici, materiali, e contesto estetico e storico”. Dall’Università sopporto fandonie e avvitamenti logici del genere, chiedendomi il perchè di una tale diffusa arretratezza, purtroppo assolutamente bipartisan.
Dietro non c’è nulla. L’immobilismo censorio è funzionale a chi ha interessi diretti nella pura conservazione perchè di questa si nutre (sovrintendenti, restauratori, uffici tecnici, burocrati, controllori tangentari o maitre a penser alla Sgarbi). Oppure servono a giustificare la totale assenza di un pensiero originale rispetto al nostro presente. E al nostro futuro, che temono come la morte.

“Il rispetto degli stili preesistenti” cos’è? Capitelli corinzi rivisitati? mattoncini rossi e tetti in coppi? Oppure, come si vocifera ultimamente, nascondere gli aborti contemporanei nelle periferie-discariche, lasciando intatto il salotto delle glorie passate ai turisti?
E chi dovrebbe decidere cosa sta bene con cosa, come se fosse una borsa da abbinare alle scarpe? Le commissioni edilizie che hanno costruito gli aborti di periferia degli ultimi 50 anni o magari le mummie dell’Università?
Le vostre sono avvilenti, anacronistiche e improduttive masturbazioni da nostalgici della polvere, pronipoti dei censori del distruttore Michelangelo, del pazzoide Borromini dello scatolaio Le Courboiser.
La storia ha però travolto i benpensantini di ogni tempo regalandoci città stratificate di segni, capolavori e non, ma sempre tracce di ogni epoca. Che il resto del mondo ci invidia, chiedendosi quando siamo diventati così ignoranti, incapaci e indolenti da smettere di meritarcele.

antonio pizzola
architetto

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