
Stamattina a Furio Camillo la metro si è fermata. Dopo però, senza essere riuscita ad evitare di travolgere il corpocino ossuto, tremante, rannicchiato sui binari di una ragazzina che aveva deciso di smetterla con questa vita. Il silenzio agghiacciante che ne è seguito fatica a rendere una qualsiasi ragione di un gesto tanto definitivo quanto determinato.
L’istinto alla fine è un’ossessione che ci accompagna almeno quanto la vita, affoga il più delle volte nel quotidiano ma emerge come il taglio improvviso di una lama. Per qualcuno è una compagna costante, forse un disperato appello a essere riconociuti. Leggo che gli adolescenti che scelgono di farla finita sono 1,4 al giorno. Con quel paradosso di virgola da numero decimale, quello zeroquattro che dovrebbe farci chiedere ogni mattina se sarà un giorno 1 oppure 2. Se una almeno siamo riusciti a evitarla. O almeno questi sono i numeri dei suicidi consapevoli, senza agonie o accidenti che ci forniscono un alibi.
Ogni tempo ha i suoi riti per incontrare la morte. Aspettarla tremando nel fosso nero di quel mostro meccanico, in quella voragine elettrica e paurosa che ci fa tenere distanti, è uno dei modi più agghiaccianti. Che ci costringe a scenderci una mattina di inizio estate a fare i conti con quello che siamo, o che siamo diventati. Fa male. Ma ancora di più fa male non esserci stati un attimo prima, almeno per rimediare con un tentativo estremo alla colpa di stare da un’altra parte.
a.pizzola
Un Commento
Per fortuna questa mattina abbiamo saputo dai giornali che la ragazza in questione, forse grazie ad un riflesso condizionato dall’istinto di conservazione, è riuscita all’ultimo momento a rotolare contro la parete della galleria. La corporatura minuta le è stata d’aiuto, si è salvata ed ha riportato solo un leggero trauma cranico. Fiuuuuu!