Un procedere dalla sospensione e dallo stupore, fino ad entrare nel regno dell’indicibile, per cogliere l’anima della realtà, la magia delle cose. La narrazione di Giulia Cantisani muove da raffinate modalità estetiche di forma, segno e gesto, irretisce la realtà attraverso la sottile dinamica psicologica dell’attesa. Nei suoi disegni la tecnica si muove nella zona crepuscolare della memoria, facendo affiorare particolari, movimenti e attimi che sono come sospesi nell’inatteso, potentemente affermati e mai solo accennati.
La mimesis della Cantisani non è mera rappresentazione del visibile, è invece citazione sintetica che coglie la dimensione oscura e intima del reale, in un universo di desideri e aspettative, senza bisogno di destrutturare la figura. Parafrasando Gombrich, si potrebbe, per lei, parlare di arte come allusione, rinvio oltre il dato verso significati, immagini, emozioni mobili, non definitivamente focalizzabili. Le immagini che la sua matita disvela emergono dallo sfondo venendo alla luce o sprofondano in ambigui coni d’ombra, galleggiando in un vuoto che diventa anch’esso protagonista. Un vuoto complesso e articolato perché fatto in realtà di una trama di segni, al cui universo di suoni gli oggetti partecipano con le proprie voci. I corpi che Giulia traccia sono ricerca dell’identità, il ritratto è questione sul corpo, “sul corpo femminile in particolare fino ad osservare il mio, senza più pudore o vergogna, nel modo più nudo e sincero possibile”, afferma l’artista. La chiave è autobiografica, ma senza cadere mai nell’esercizio narcisistico, e si avverte una delicata quanto liberatoria e sincera scoperta di sé.
La forma è così raggiunta senza timore nella sua intimità, senza mai allontanarsi da una poetica fatta soprattutto di bellezza. Per questa giovanissima artista non può esistere distanza tra arte e bellezza, perchè entrambe sono necessarie alla rivelazione improvvisa della realtà autentica, della verità intesa come a-letheia, «non-nascondimento»; questo significa che l’opera d’arte non esprime una verità evidente, solare, ma mostra qualcosa contro l’ordinaria oscurità, contro l’oblio dell’essere. Una scelta in controtendenza, quella di affidarsi completamente al segno, che Giulia esprime con un’energia tutta interna, lontana dal mondo urlato della contro-visione.
Melania Rossi
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