Qualche anno fa, agli esordi del MoveOn, l’amico Roberto Bianchini ci fece notare con un bel video che “cultura” nel suo significato originario stava per “coltivazione”. Quindi, per analogia, la “cultura” è ciò di cui ci prendiamo cura, che accudiamo e di cui seguiamo e sorvegliamo la crescita. È interessante quindi osservare la fase calda di protesta che centinaia di artisti e lavoratori dell’industria dello spettacolo stanno inscenando in questi giorni. Mi vengono in mente i “cafoni” di Silone in Fontamara, romanzo memorabile poi portato sul grande schermo da Carlo Lizzani. Il libro esordiva con la protesta per l’uso dell’acqua dei contadini del Fucino. Oggi per l’acqua si protesta, ma nemmeno più di tanto, in posti come Agrigento, dove la distribuzione ha modalità surreali se contestualizzata nel Paese che ha organizzato “il miglior G8 di sempre”. Come i poveri villani della Marsica, maestranze, autori, attori, artisti vari sono scesi in piazza perchè il moderno “padrone” ha deciso che l’acqua (il denaro pubblico) scarseggia e non si può “sprecare” per abbeverare tutti quelli che fino ad oggi hanno attinto a bacini artificiali come il FUS (Fondo unico per lo spettacolo) o alle leggi e leggine speciali di sostegno a questo o quell’Ente teatrale, lirico e simili.
Non sto qui a ribadire il senso e la lungimiranza del lavoro che 1×100 svolge da anni, perchè quando parli di cultura è come parlare dei bambini, sono sempre cose belle e sante, di cui nessuno direbbe mai male. Però qualche straccio di ragionamento ogni tanto facciamolo. Il problema è che quando c’è la siccità, da che mondo è mondo, i contadini invece di solidarizzare nella maggior parte dei casi cercano di deviare in maniera truffaldina il ruscello che permette la sopravvivenza del proprio orticello. Esattamente come molta gente che ho visto protestare su quotidiani e televisioni. Non ho sentito una notizia che avesse un qualche senso, che desse la misura della consapevolezza del problema in termini reali, non ho sentito un accenno alla follia del sistema che permette di sopravvivere a realtà meritevoli soltanto di una dignitosa eutanasia. Ma soprattutto non ho sentito una proposta operativa seria. Perfino il Presidente della Repubblica si è scomodato, ma per l’ennesima volta non è stato incisivo ed efficace. Franco Zefirelli in un articolo su Il Messaggero ha parlato di togliere le tasse e meriterebbe anche ascolto, se solo fosse in grado di produrre altro che una mera enunciazione. Oggi fa molto caldo e la cultura è più a secco che mai: gli è stata assegnata la quota di bilancio più bassa dagli anni ‘50 ad oggi. Forse, nella visione di uno stato pseudo-azienda di Tremonti è anche giusto: è un costo secco, per cui va tagliato. Il problema è che fior di studi e ricerche dimostrano il contrario. Ma se il problema dei più diventa il come “deviare” l’acqua per il mio orticello senza senza troppo riguardo da dove e come arriva quel rivolo benedetto, quante perdite e captazioni abusive ci sono lungo il percorso, temo che tra poco vedremo solo sterpaglie e vacche sempre più ossute. Intanto, mentre la ‘ndrangheta sputtana anche i luoghi stessi della memoria collettiva del cinema italiano, nei telegiornali ci si preoccupa dell’ondata di calura, di rassicurarci sulla crisi che non c’è e su come andare in vacanza con i soldi che non hai, che tipo di crema solare ci serve e, per mettere in pace la coscienza, dei cani abbandonati. Buon agosto a tutti e tante care cose.
G. Mastrogiuseppe

