antonio pizzola>
Coordinatore del movimento, è il deus ex moto, quello che tiene insieme i pezzi della baracca. Nella vita quotidiana fa l’architetto ma rifiuta la statica come legge universale. Ha l’attitudine – o solo la fissa- del lavoro di gruppo: per questo è un fervente credente della Rete. La ricerca della maglia rotta è la sua unica religione. E’ nato a Sulmona ma a 42 anni si definirebbe urbano.
giulio mastrogiuseppe>
E’ la mente strategica del move on. Per il resto del tempo è un giovane imprenditore quarantaduenne, a voler racchiudere in tre parole le sue attività. Eccitato da quello che succede intorno, è particolarmente portato per le missioni impossibili. Forse -missionario dell’impossibile- è la definizione che meglio gli si addice. Vive nella campagna abruzzese ma ha il passaporto americano per ogni evenienza.
roberto policastro>
Robywan è l’immagine di 1×100. Visual designer di Doppiavu, è figlio metà anglosassone e metà salernitano dei cartoon degli anni 80. Appassionato a tutto ciò che si muove consuma l’abbonamento ferroviario ma è un frenetico del web. Se lo leghi davanti al mac diventa un lavoratore instancabile. A marzo compie 35 anni.
serena dell’aira>
E’ la voce del gruppo. Storica dell’arte, è un’irresistibile attrattrice di energie. Immigrata da Agrigento e convinta assertrice della sicilianità ha già Roma ai suoi piedi. Si entusiasma per il progetto di gruppo, è attenta e determinata quando si fa trovare (è pur sempre del cancro). La sua dote più interessante è la capacità di moltiplicare il tempo. A 32 anni potrebbe averne lavorato 64.
valentina pandolfi>
La coscienza critica. Osservatrice analitica e concreta, guarda da fuori il movimento e ne corregge la rotta chiarendone i passaggi. Architetto romano di Spazimultipli, a 42 anni progetta con stile il realizzabile, tralasciando il resto. Colleziona con parsimonia amicizie, oggetti e progetti. Amante del thriller psicologico, all’ora di pranzo va in palestra.
lucia tesfagabir>
E’ la movimentista del gruppo: se 1×100 fosse un treno Lucia sarebbe il macchinista. Ingegnere meccanico ventinovenne, acuta e ostinata, smuove le cose e la gente con la forza di un panzer e la passione di un guerrigliero. Le persone sono la sua droga, gli incontri il suo pane quotidiano, il caos la sua passione. Si dice abbia il ritmo nel sangue.
melania rossi>
Da Prato. Meticolosa, puntuale e attenta, rivela, a conoscerla, lo stile asciutto e misurato con il quale scrive di arte. Il suo pregio nel lavoro è la curiosità, la stessa con la quale guarda e si appassiona alle novità e alle tendenze più contemporanee.
Alla costante ricerca dell’armonia rifugge i contrasti e le scelte obbligate. Non ha pregiudizi, solo qualche preclusione. Chissà se solo perché è bionda e con gli occhi azzurri.
vittoria faro>
Il virus contaminante del gruppo. Sprigiona l’energia di un subwoofer, la potenza irresistibile di un campo magnetico. Se si riuscisse a tenerla ferma sarebbe una risorsa insostituibile. La sua sedia durante le riunioni è perennemente vuota, ma la sua presenza elettrica si avverte ingombrante. Studia da attrice ma lo è già nella vita. Il mixer del suo pc è in costante fatal error. La troverete fra qualche mese su “Chi l’ha visto”.

Se esiste il Move On lo si deve anche (o soprattutto) all’intelligenza lucida di Cristiana Mastropietro, una delle fondatrici più ostinate del movimento, oggi trasmigrata in qualche Nord del Paese. Grazie anche a Germana D’Orazio, giornalista abruzzese, Federica Medda, silenziosa formica dell’operatività, Stefano Grassino, caparbio contestatore di dogmi, Alessandro Rubinetti che ci ha regalato qualche mese della sua inondante egoità, Susanna Schimperna e la sua appassionata e sgrammaticata eleganza e a ai tanti che sono passati o passano da queste parti.