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23 Aprile 2008

Alessandro Lisci

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La prima cosa che mi viene in mente pensando ad Alessandro Lisci è l’obiettivo della sua macchina fotografica rivolto al mondo per afferrarne la bellezza e all’umanità per conoscerla. E poi, in parallelo, mi vengono in mente Newton e Galileo con i loro cannocchiali puntati sull’universo per carpirne i segreti.
E questo perché la fotografia si colloca in una zona di confine tra più discipline umane: può essere strumento di conoscenza, di testimonianza, di denunzia e infine arte, o comunque un modo per rendere eterna la bellezza. A considerare le sue esperienze espositive, si ha l’impressione che Alessandro Lisci, tenda ad abbracciare tutte le potenzialità della fotografia, come dimostrano le sue due prime importanti mostre rivolte ad un pubblico aperto e intelligente.
Maria Filippone Colonna


Alessandro Lisci nasce a Roma nel 1968 dove risiede.

La passione per le Arti figurative e la Natura lo spingono alla scoperta del mezzo fotografico inteso come approccio alla realtà che lo circonda.Dopo le prime esperienze personali diviene allievo del maestro Giuseppe Pannozzo dello studio Petri, P.zza di Spagna, Roma.
A partire dal Marzo del 2004 organizza e promuove mostre fotografiche dedicate al tema del reportage, ottenendo un buon apprezzamento da parte della critica e della stampa.
La prima personale si tiene al Metaverso di Roma nel Gennaio del 2005 ospite dell’Associazione Culturale Festina Lente - Centro Internazionale di Ricerca Storico-Artistica, il cui Comitato Scientifico è presieduto dal prof. Maurizio Calvesi e coordinato dal Dott. Stefano Colonna, esordiendo con la mostra Essere la Danza che pone al centro della sua ricerca personale la figura femminile.
Espone nello shoow-room Antigua di Roma nel Gennaio 2007 presentando il progetto fotografico Honey California, con il patrocinio di Festina Lente-CIRSA e del BTA - Bollettino Telematico dell’Arte.
È sempre nel 2005 che inizia a collaborare come freelance per alcune testate giornalistiche, pubblicando per l’Espresso, il Venerdì, l’Unità, News Settimanale, Leggo.


5 Febbraio 2008

Livia Crispolti, artista di tessuti

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Livia Crispolti designer tessile, cura la Vetrina Ripetta 133 
dell’Archivio Crispolti Arte Contemporanea, spazio espositivo dove indaga le contaminazioni tra cultura tessile e arti visive.
È nata a Roma nel 1976, risiede e lavora a Roma e Milano. Opera in stretto contatto con aziende tessili e artisti contemporanei. Si è formata con Marisa Bronzini nell’Opificio di Cantù-Como, con Graziella Guidotti nel Tessilstudio di Firenze,
presso l’Università la Sapienza di Roma, e presso il Textile Museum 
di Washington DC. Collabora con diverse ditte italiane. Dal 1996 scrive di cultura 
tessile; ambito nel quale è attiva sia sul piano progettuale e produttivo, sia sul piano didattico. Nel 2004 apre una linea di tessuti artistici con il marchio “LIVIA 
CRISPOLTI TESSUTO A MANO”. Dal 2005 tiene il corso di “Cultura Tessile” all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano. Si occupa della catalogazione e della conservazione di collezioni tessili private.
Attualmente lavora alla collezione Quargnali Benson, di Washington DC.
Info www.archiviocrispolti.it

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5 Giugno 2007

Tony Bennet

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15 Maggio 2007

Sergio Sbardellati

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Romano, 59 anni, ingegnere, pittore, fotografo, cultore d’arte africana e musica.

La mia professione di ingegnere civile in grandi imprese di lavori pubblici mi ha portato a viaggiare ed a spostarmi sin dagli anni 70 da Roma. In tutti questi anni ho sempre avuto interessi legati all’arte pittorica ed alla fotografia.
La permanenza in Cameroun, con famiglia al seguito, mi ha coinvolto nell’arte africana diventandone collezionista e un modesto intenditore. In quegli anni non ho dipinto ma molto fotografato. Negli anni a seguire, in Italia, ho ripreso a dipingere  saltuariamente; nel frattempo le responsabilità professionali aumentavano ma proprio grazie ai miei diversificati interessi ne tenevo gli effetti di stress sotto controllo.
Nei primi anni del secolo, nelle inusitate vesti di pendolare settimanale, con un incarico di direzione molto pesante ed impegnativo, ho ricominciato  dipingere a pieno ritmo riempiendo  le notti milanesi di quadri e musica.
Ho continuato così anche in Algeria che ho frequentato diversi mesi. D’altronde le attività che coordinavo era militarmente presidiate ed era impossibile uscire dall’area senza scorta. Conclusione dipingere ed ascoltare musica era il solo modo per passare il tempo libero.
Dal 2004 fino a fine 2006 mi sono spostato, con la famiglia al seguito, in Mozambico per dirigere le attività operative di una grande azienda italiana di opere pubbliche che aveva in alcuni paesi dell’Africa australe decine di contratti per costruire strade, ferrovie e dighe.
In questo periodo ,molto intenso, pittura e fotografia sono andate di pari passo. I frequenti spostamenti sia per lavoro che personali in Mozambico, Sud africa ,Swaziland, Malawi,Tanzania, mi hanno dato occasione di fare buone riprese fotografiche e di vivere situazioni uniche.
Le serate in casa a Maputo nel periodo delle piogge ,sono state dedicate ad ascoltare Mozart, Stravinski, Miles Davis , Frank Zappa & C. e nel contempo a dipingere. Ottima produzione parte della quale è rimasta nelle case di diversi personaggi.
Ora che sono tornato a Roma vorrei riappropriarmi della mia città, che non conosco soprattutto per quello che riguarda gli spazi espositivi. Speriamo bene.

la foto in alto si intitola: Zulù.

 

 

 


3 Maggio 2007

Hazem Harb+Mohammed Joha

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Vengono da Gaza, il posto della Palestina che finchè non li ho conosciuti per me era solo il nome di una Striscia. Invece c’è una città che si chiama Gaza, nella terra di nessuno, teatro di conflitti eterni, o almeno lunghi tutta la loro vita visto che sono nati nel 1980. Un luogo che a credere in Dio verrebbe da pensare a una punizione per una colpa atavica. Sono artisti palestinesi e forse proprio perchè cresciuti in quella terra (che per inciso pure se si chiama terzo mondo è tutta connessa in wireless ) hanno tutta l’energia che nasce dalla rabbia o solo dalla voglia di farla finita con la guerra e di raccontare al mondo la loro terra. Sono bravi davvero. Sono a Roma con una borsa di studio italiana per studiare all’Accademia delle Belle Arti romana, il loro sogno da sempre. Poi sono venuti qui e sono rimasti delusi quando si sono accorti che l’accademia dei loro sogni è una scuola rimasta agli anni cinquanta, abbandonata al suo destino come tutti gli studenti che la frequentano. Gli hanno dedicato una mostra al Pigorini, manco a dirlo sulla pace, ma hanno esposto a Firenze, Modena, Parigi e in giro per il mondo. Se volete trovarli a Roma stanno da Moffid, nel nuovo locale di sfizi mediterranei a S. Francesco a Ripa. 

Guardate le loro cose su www.artwfg.ps . Ci leggerete dentro un mondo che aspetta di essere raccontato e capirete perchè nella nostra accademia non c’è più posto per l’arte.


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