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16 Novembre 2006

I capricci dell’Iva sulla musica

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Volentieri pubblichiamo una segnalazione di  Massimo Coccia, membro di un comitato per la difesa dell’aliquota dell’Iva agevolata sulla concertistica.

Gentilissimi,
ieri 15 novembre il quotidiano Il Sole24Ore, in prima pagina ha pubblicato una lettera aperta della celebre cantante lirica Cecilia Gasdia indirizzata ai ministri Rutelli, Padoa Schioppa e Visco per chiedere una rapida soluzione del caso “Aliquote IVA concerti vocali e strumentali”.
L’appello della Gasdia è stato anche trasmesso ieri nell’edizione del TG1 delle ore 20.00 (potete vedere cliccando su http://www.raiclicktv.it/ )

Il comitato per la difesa dell’aliquota agevolata sulla concertistica
Claudio Barracchia, Roma
Maria Claudia Valentina Del Manso, L’Aquila
Massimo Pontoriero, Milano
Albertina Marinelli, Roma
Massimo Coccia, L’Aquila
Valentina Lo Surdo, Roma

riportiamo alcuni brani della lettera: 

“Cari ministri, liberate la musica dai capricci dell’Iva.

Il tempo trascorre senza che si intravedano soluzioni concrete alle questioni che assillano il settore culturale e quello musicale in particolar modo. Il mondo della cultura soffre in Italia di carenze strutturali dovute al non considerare l’arte, la musica e il teatro come potenziali fattori sia di crescita civile sia di sviluppo economico. per di più alle difficoltà strutturali si aggiungono alcune distorsioni della macchina statale che assurgono a sintomi di come l’arte venga considerata … ancor meno di una Cenerentola.

E’ il caso delle aliquote Iva nel settore concertistico (…). Un’interpretazione del Fisco riserverebbe l’aliquota Iva agevolata del 10% per l’orchestra che interopreta un’opera lirica o un balletto e l’aliquota ordinaria al 20% quando la stessa orchestra interpreti un programma sinfonico o anche la medesima opera lirica in forma di concerto (…)

La Gasdia conclude chiedendo ai ministri dell’economia “un’inversione di rotta; iniziamo a credere davvero all’Italia come a una nazione capofila di cultura nell’Europa e nel mondo.”

 


5 Commenti a “I capricci dell’Iva sulla musica”

  1. brazil scrive:

    A me fa ridere, scusatemi, solo la contorsione di logica che ha portato ad una norma del genere. Se ne parlava al convegno di Cemat della scorsa settimana, agevolazioni di Iva per i concertisti e non per gli organizzatori, oppure su questioni di lana caprina come questa denunciata dalla Gasdia che sinceramente neanche ho capito e mi rifiuto di farlo.
    Non è riducendo l’Iva che si favorisce la diffusione della cultura, soprattutto perchè l’Iva è una partita di giro e quindi il risparmio sia per chi finanzia che per chi si esibisce è solo virtuale.
    Servono norme vere, semplici, chiare, concrete, come quelle che propone 1x100. Defiscalizzare le sponsorizzazioni, agevolare i finanziatori, incentivare i privati e garantire un fondo di copertura per le iniziative meno “commerciali”. Questo è un passo concreto nella direzione tracciata dalla Gasdia.
    Il resto è materia di azzeccagarbugli che noi cittadini semplici neanche vogliamo stare a sentire.

  2. Massimo Coccia scrive:

    Concordo con il commento di un lettore del sito 1x100. Il problema dell’aliquota IVA, quindi dell’interpretazione equivoca dell’Agenzia delle Entrate, del punto o del punto e virgola, etc etc, è solo uno dei tanti problemi fiscali che assillano la cultura e la musica; va pertanto inquadrato in un ambito più vasto che è sicuramente penalizzante per il nostro settore. Tuttavia faccio osservare che al Cemat non si è mai parlato di agevolazione IVA per i concertisti e non per gli organizzatori; al contrario: l’intervento del sottoscritto ha evidenziato come sia impossibile, da corretta interpretazione della normativa (pur non aggiornata), fare differenze. Anzi, al Cemat si è detto di più: non esiste quasi più la fattura diretta del concertista, perchè più del 90% dei concerti è fatturato da “terzi” ed è giusto che l’agevolazione riguardi la prestazione del concertista come la fatturazione indiretta dell’ente che fattura in luogo del concertista come anche la subfornitura dello spettacolo da parte di un produttore o di un distributore, in ossequio al principio dell’omogeneità di aliquote agevolate nello spettacolo prevista anche dall’UE; e questo, ad avviso di chi scrive e ad avviso di noti fiscalisti e tributaristi, è scritto e previsto nella legge italiana che già di per sè prevede l’estenzione dell’agevolazione e non la restrizione. E’ per questo che il lettore mi trova in disaccordo: l’episodio infelice del punto e virgola che ha escluso i concerti dall’agevolazione nel 2004 sarà pure una questione di azzecagarbugli ma ha determinato da parte dell’Agenzia delle Entrate un attacco mirato al mondo concertistico con ispezioni, controlli e sanzioni per giunta retroattive che partono dal 1 gennaio 2000, con la conseguenza di vedere accusati di elusione di IVA (che è appunto solo una partita di giro) sia concertisti che organizzatori. In un paese dove gli evasori veri sono quasi sempre intoccabili o comunque spesso miracolati da sanatorie, ci appare inaccetabile ed incivile che da più di 2 anni non venga risolta una questione interpretativa che pone il nostro settore sul banco degli accusati! Pertanto ci vuole sia unasanatoria per chi ha semplicemente rispettato ed interpretato bene la legge sia una nuova politica di defiscalizzazione generale del mondo della cultura.
    Cordiali saluti, Massimo Coccia

  3. brazil scrive:

    Caro Massimo,
    hai malinterpretato le mie parole sul convegno Cemat. Rafforzavo solo l’idea che aldilà delle tue giuste osservazioni sugli interventi dell’Agenzia e sulle esperienze concrete e dirette che diventano sacrosante rivendicazioni, continuo a pensare che l’obiettivo è alzare il livello della discussione e quindi la mira. Non possiamo portare avanti ritengo una battaglia (seppure sacrosanta) che ha per tema la riduzione delle aliquote Iva, dobbiamo elevare il tono del dibattito inesistente sulla cultura a 360 gradi. Dobbiamo impostare la battaglia sul tema esiziale che la cultura e la creatività sono le uniche possibilità di sviluppo per il paese. Questa è un principio che può passare, altrimenti il tutto rimane confinato dentro la rivendicazione - apparentemente tecnica- di una categoria. E se pure il governo, come mi auguro, dovesse rimediare all’errore? Davvero pensi che il problema di fondo si sposterebbe di una virgola, anzi di un punto e virgola?

  4. Massimo Coccia scrive:

    Certamente l’obiettivo di una mobilitazione non può essere soltanto strappare una agevolazione sul fronte delle aliquote IVA. Su questo, penso, dovremo marciare uniti ed alzare, come tu dici, il livello della discussione. Il problema di fondo non è certo la virgola o il punto e virgola, visto che anche grammaticalmente l’elencazione in oggetto non cambierebbe significato. Sono più di 2 anni che andiamo dietro ad un problema inesistente ma proprio questo dà la misura di come il nostro settore sia poco serio nell’individuare i veri obiettivi. Quello che tu dici è sacrosanto: ma chi lo rappresenta presso il mondo politico e presso la società? Non paghiamo forse, sia i musicisti che gli organizzatori, la mancanza di impegno, di passione vera per la cultura, l’assenza di un grande progetto, cose che dovrebbero caratterizzare la presenza attiva dell’arte nella vita sociale e politica? Se tutto questo non verrà fuori con forza anche dal mondo musicale, saremo costretti a difenderci da futuri ‘punti e virgola’ che il decadimento culturale delle istituzioni non avrà difficoltà a riproporci. Mi auguro davvero, insieme a te e spero a tanti altri, che la musica si alimenti maggiormente di coscienza civile

  5. carmen electra cyberclub scrive:

    carmen electra cyberclub…

    Uno per cento » Blog Archive » I capricci dell’Iva sulla musica…

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