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7 Maggio 2008

Testaccio, metafora di contraddizioni

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Testaccio è un quartiere anomalo. Intanto chi ci abita ci tiene a definirlo Rione e già questo la dice lunga sull’attaccamento allo spirito popolare e alla tradizione culturale antica. Sviluppatosi agli inizi del ‘900 per dare una casa agli operai del Mattatoio e della vicina zona industriale dell’Ostiense, il XX Rione sorge sui resti degli Horrea romani, i magazzini dove venivano stipate le merci in arrivo dal Tevere. Fuori dai circuiti turistici più frequentati, Testaccio ha conservato l’animo popolare, rispetto agli altri quartieri capitolini come Trastevere che hanno abdicato all’invasione dei “barbari” dell’Occidente ricco.

Ma Testaccio ha anche un’anima creativa che vive da anni nei “seminterrati” dei palazzi dell’ex Iacp, dove si sono insediati studi, laboratori, gallerie, teatri, scuole, rifugi di intellettuali e risorse che navigano nel sommerso. La rambla barcellonese sotto il Monte dei Cocci fatica a conservare il marchio della movida degli anni 90, oggi in mano ai festaioli periferici del week end. Nei palazzi la nuova classe intellettuale-borghese erode il patrimonio sociale operaio ma rappresenta un alleato prezioso degli anziani residenti che lottano con le unghie contro l’espandersi del divertimentificio. Refrattari a qualsiasi attività, i residenti vecchi e nuovi rivendicano il carattere indolente più autenticamente romano, rovesciando catini di improperi e liquidi organici ai ragazzacci per strada. La ZTL è oggi l’oggetto della disputa, la metafora dell’eterna contesa fra la conservazione e la sua evoluzione in senso “barbaro”. Non a caso ha rappresentato nelle elezioni la sottovalutata ragione di consenso.

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Da qualche tempo è stato inaugurato il sito www.testaccio.roma.it che nasce con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento “telematico” per gli abitanti e amanti del quartiere. Dateci uno sguardo per capire da dove arriva il mito del cuore della Vecchia Roma.


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