
Con l’estate arriva la Cultura. Chi fa il lavoro che facciamo noi e quindi alimenta i cartelloni estivi, consuma chilometri di corridoi di anticamera al referente locale di turno. Si imbatte nei regolamenti comunali e nei tristi uffici dove si sente la solita tiritera: i soldi non ci sono, siamo tanti e tocca accontentare tutti, soprattutto gli amici degli amici. Gli assessori alla cultura, affranti, vanno anche consolati. I pochi denari che si riescono a racimolare, promettendo finanche corresponsioni in natura (per chi può permetterselo), sono sempre al limite del vergognoso. Sopra tutto comunque il dirigente del servizio non smuove un dito nè un euro se il proponente non giura per iscritto che: NO, NON SI HANNO FINI DI LUCRO.
Il Lucro, che già nell’omatopea porta con sè il disprezzo per chi lo pratica, non può essere previsto per chi si occupa di prodotti culturali. Probabilmente quando decenni or sono si stilarono i regolamenti si cercò di impedire al solito furbone italiano di turno di lucrare su attività “nobili”, cercando di aggirare il fisco facendo il poverello. Oppure di venire incontro al povero artistello con le calze bucate, un pò disadattato e poco avvezzo a gestire soldi e burocrazia, tutelandolo con l’ASSOCIAZIONE CULTURALE. Figura giuridica a metà fra l’ente di beneficienza e il gruppo parrocchiale di volontariato.
Qualcuno dovrebbe avvisare però i legislatori che lo scenario oggi è cambiato. Le associazioni culturali sono più degli abitanti e chi produce reddito con attività culturali cresce in maniera esponenziale. Eppure nel mare magno dell’associazionismo rientra di tutto, dagli organizzatori delle sagre della zucchina fino alle attività imprenditoriali vere e proprie. A chi fa comodo che esistano ancora istituti ormai tanto obsoleti? A tanta gente ma certo non a chi campa della propria arte e creatività che si ritrova a petire denaro con l’incubo dell’Iva, dell’Inps, dell’Enpals e via così…
Ma una cosa è scontata. Qualunque sia l’approccio al sistema, scanzonato, furbesco o imbranato, chiunque fa questo lavoro sa che per avere due soldi deve giurare che con quel denaro non ci campa.
Parafrasando Guzzanti con Padre Semino, ripetiamo insieme: Lucro no, Lucro Brutto.
a.pizzola
Postato da admin alle 19:07 in Senza Categoria
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Continua l’avventura di I’Ken. Il terzo episodio della saga del Superbambolotto porta il nostro eroe nello spazio, incontro ai miti dei suoi tempi. Spazio 1999, serial cult degli anni 70, per chi è come Ken sulla quarantina, era una delle poche ragioni valide per tornare a casa e fissarsi davanti alla tv.
Guarda il video e commenta senza pudore: gli autori Biankini-Pizzola, braccio armato del Superbambolotto, te ne saranno grati.

Guarda il video:
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Postato da admin alle 19:07 in Senza Categoria, Spazio cult
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Nell’incontro che RivoluzionariaMente ha organizzato sabato scorso al Linux di Roma c’erano ragazzi che vivono o sopravvivono di creatività o di professionialità in cerca di “sistemazione”. Praticamente una rappresentanza del vasto mondo del precariato italiano che si è espresso, come fa nelle rare occasioni in cui gli si dà voce, vomitando le difficoltà e i mille ostacoli che vive quotidianamente. Dall’altra parte del “muro” artisti affermati e qualche rappresentante delle istituzioni e della politica, ai quali va dato atto - perlomeno- di aver partecipato. Il tema dell’incontro è stato come uscirne, quali le possibilità e le occasioni per trasformare in occasioni concrete lo sforzo di ognuno.
Qualche intervento è stato critico: in fondo le difficoltà ci sono sempre state, bisogna crederci, farsi il mazzo senza lamentarsi troppo, la vita è dura e così via. Poi si è scivolati sulle considerazioni che è la destra al potere che prepara nuovi tagli alla cultura e agli enti locali. Le solite storie. L’evidenza fra le due opposte sponde, professionisti che vivono di volontariato da una parte e “potere” dall’altro, si è riassunta nell’intervento di Federico di FreeShout che ha snocciolato con lucida e appassionata requisitoria le cifre del debito assunto personalmente per portare avanti le iniziative del suo gruppo di lavoro. Perchè la questione - fuori dalle chiacchiere - è tutta nei soldi. Queste attività sono lavoro e perchè il lavoro produca qualità bisogna investirci. Quindi il punto è: o il Paese ci crede e quindi mette in moto dei meccanismi virtuosi oppure si dichiara limpidamente che non si crede alla cultura quale voce attiva del Pil e quindi si chiudono definitivamente i rubinetti.
Perchè così come è ora, soldi pubblici pochi e distribuiti a pioggia quando non con logiche clientelari, la cultura è una spesa non un investimento. Finchè si insiste nell’associazionismo e nel volontariato di stampo parrocchiale, che non “deve” produrre utile perchè no-profit si ottengono solo prodotti estemporanei e di scarsa qualità . E si alimenta il precariato.
Non vogliamo vivere di soldi pubblici - è stato del mio intervento-, nè spazi-contenitori calati dall’alto e poi appaltati agli amici degli amici. Vogliamo crescere e lavorare con i soldi dei privati, perchè si premi il merito non le conoscenze. Per questo le istituzioni e la politica debbono solo produrre strumenti che ci mettano nelle condizioni di operare come sappiamo fare. Le condizioni di base, non per farci un favore ma perchè questa è l’unica opportunità per risalire tutti la china. Perchè questa è l’attività che sappiamo fare e possiamo venderci nel mondo, le nostre idee, la nostra cultura. Senza retorica. Tutto qui.
Grazie agli amici di Rivoluzionariamente,
Antonio Pizzola
Postato da admin alle 12:06 in Senza Categoria
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La vera umiliante sconfitta degli azzurri italiani contro i rossi spagnoli si giocava fuori dal campo degli Europei, lontano da quella misera prova di indolenza e di incapacità alla reazione. Forse l’aspetto più interessante delle competizioni calcistiche è che gli undici in campo, non si sa in fondo neanche bene perchè, sono esattamente lo specchio del Paese. I dati che avvalorano questa bizzarra teoria sono usciti il giorno dopo la sconfitta: il Pil spagnolo ha storicamente superato quello italiano 105 a 103 %. La Spagna sembra essersi accanita con il Paese sconfitto ai rigori, risvegliando contro l’antico temuto rivale sentimenti di rivalsa. Ci hanno guardato per decenni con ammirazione, che in alcuni casi rasentava l’invidia, ma comunque ampiamente diffusa nell’immaginario popolare. Loro facevano il vino ma il nostro era superiore, l’olio ma il nostro era più ricercato, le scarpe ma le nostre infinatamente più eleganti, l’arte ma la nostra appariva ai loro occhi insuperabile. Loro giocavano a pallone ma non riuscivano in 88 anni a sconfiggerci. Noi siamo stati il loro incubo e il loro modello. Siamo stati il loro mito e non lo nascondevano. Adesso gli amici di quelle parti si chiedono cosa ci è successo. Non si spiegano perchè siamo invecchiati tanto in così breve tempo da delegare ai vecchi le nostre sorti. Vecchi non tanto per il dato anagrafico, (ma anche quello), ma soprattutto vecchi nelle aspirazioni, nell’interpretazione della realtà , nell’invenzione di un futuro.
Vecchi e sfiniti anche per giocare a pallone. Tocca solo sperare che questi siano i supplementari e non i rigori. a-pizzola
Postato da admin alle 01:06 in Senza Categoria
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Quante volte nella vita vi è capitato di restare perplessi, indignati, scoraggiati o semplicemente divertiti dall’imperizia o dall’incompetenza di qualcuno che doveva sottoporvi ad una qualsiasi prova scolastica o professionale?
E quante volte queste esperienze hanno fatto vacillare la vostra fiducia nel funzionamenteo del sistema?
Questa volta l’italica cialtroneria ha superato se stessa, perchè non si è trattato di un episodio individuale, della incapacità di un singolo docente o esaminatore, questa volta abbiamo voluto fare in grande, forse per dare già da subito a mezzo milione di studenti maturandi un’idea precisa di cosa li aspetterà una volta concluse le superiori.
È stato lo stesso ministero della Pubblica Istruzione (ma forse è ora che cambi nome) a prendere una cantonata memorabile su una traccia della prova d’italiano, a spese del premio Nobel Eugenio Montale.
Il tema prendeva spunto dallla poesia “Ripenso il tuo sorriso” dedicata in realtà ad un noto ballerino classico, Baris Kniaseff, conosciuto dal Poeta negli anni sessanta.
Il ministero invece ha chiesto agli studenti di scrivere su “una serie di immagini simboliche, da una parte la sua visione della realtà e dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile” e poi ancora sul “ricordo della donna condensato nel suo viso e nel sorriso, nel quale si manifesta ‘libera’, la sua ‘anima”’. Per concludere facendo notare che ‘’nell’ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alla condizione interiore del poeta, sia alla ‘pensata effigie’ della donna'’.
Tutto bene, peccato si trattasse di un maschio.
Il bello è che la prova è stata dichiarata comunque valida e non è dato sapere se gli “esperti” del ministero che decidono le tracce d’esame incorreranno in una qualsiasi sanzione.
Sull’idea che si sono fatti della società in cui vivono i ragazzi sotto esame lascio riflettere voi.
- Giulio Mastrogiuseppe
Postato da giulio master alle 12:06 in Senza Categoria
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