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Un modello di Economia della Cultura

Il viaggio de L’AltroSenso nella provincia del centrosud italiano è, fuori dai contenuti artistici, la sperimentazione di un modello economico. Il progetto è sostenuto da Enterprise Spa, azienda leader nella produzione di software per banche...

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22 Novembre 2008

Finito dentro Fb

facebook-harrypotter(3).jpg

Sono finito dentro Facebook pure io, nel minestrone virtuale che mette insieme me, Paris Hilton e Totti, potenzialmente tutti amici se qualcuno ci presenta. Appena entrato mi sentivo ragazzino un attimo prima di lasciarmi andare sullo scivolo. Sotto, la piscina con tutti gli amici che si schizzano e gridano di buttarti. Alle spalle gli scettici, che resistono come cozze sugli ultimi scogli al mondo idiota che ci aspetta. Perchè, mi sono detto appena entrato, questa è la piazza dell’idiozia. Il segno indelebile dell’incomunicabilità e, in più, la testimonianza della perduta capacità di accoppiamento degli umani dell’Occidente, prima ancora che di approccio a tal fine indirizzato.

Poi mi sono ritrovato a scriverci, a metterci foto, link, video, commenti, a chattare e scrivere, soprattutto un’enormità di cazzate. E lì ho capito la potenzialità di FB, la sua intrinseca e inconsapevole possibilità di riscatto. Almeno per la mia personalissima opinione. C’è una possibilità di dialogo anche su Fb, ha codici e linguaggi diversi e, per quanto più o meno condivisibili quelli noti, ne ha altrettanti da inventare. Si può lanciarein piazza un pensiero, sia pure strozzandolo in un linguaggio immediato e basic, e trovare chi lo riconosce come tale o che almeno riconosce in chi lo pubblica un simile. E questo mi sembra al giorno d’oggi un’occasione di ri-evoluzione creativa. Soprattutto scrivendo cazzate, che è la mia maniera preferita di passare il tempo.

Sempre che quanto detto non sia una giustificazione a me stesso, il capitolare del mio snobbistico cinismo alle strategie del Demone dell’Idiozia che sta divorando gli umani pensanti. a.pizzola


21 Novembre 2008

Villari sei il nostro Eroe!

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E’ interessante come in questo Paese, in cui le dimissioni non sono più un dovere etico ma un optional, al pari del lettore Mp3 sul cruscotto, si sia levato un coro unanime di maggioranza, opposizione e delle figure istituzionali contro Villari, neoeletto presidente di commissione Rai provvisorio e a termine.

Non abbiamo assistito a una presa di posizione netta e condivisa in nessun grave caso di attentato all’integrità di istituti pubblici, nè contro Cuffaro, re dei cannoli siciliani, nè contro Del Turco, ladro di sanità pubbliche, nè contro decine di deputati, da Previti a Dell’Utri, condannati per nefandezze che avrebbero fatto vergognare qualsiasi commesso di qualsiasi altro paese europeo o americano.

Invece il coro unanime si è alzato quando la vittima sacrificata all’altare delle lottizzazioni partitiche della tv di stato, una volta conquistato lo scranno temporale, si è rifiutato di soggiacere ai giochi di parte. Ecco quindi che il povero Villari, Barabba provvisoriamente prestato alle decisioni bipartisan (sempre tali quando si tratta di poltrone) assurge a ruolo di Eroe. Mentre tutti i potenti del Paese sono caduti nel panico, vittime delle loro stesse ridicole strategie da Prima Repubblica (quando ancora questi giochetti sapevano gestirli), il popolo si piega in due dalle risate. Risate amare, unico sentimento popolare ancora vivo in questo squallido panorama da teatrino postmoderno.

Villari siamo con te, il popolo italiano è con te. Resisti finchè puoi. Ti espelleranno da tutte le scuole del Regno ma conserverai almeno quello sprazzo di spirito italiano bastardo che i migliori di noi salutano come segno di ribellione ad uno stato di cose che non riesce più neanche a commentarsi da solo.
a.pizzola

aggiunta postuma

Eh si, non ci sono dubbi: Riccardo Villari li ha fregati tutti. Non ha
avuto nessun riguardo per Veltroni, non sta avendo nessun riguardo per
Berlusconi, Fini non lo ha filato proprio, a Di Pietro e Orlando manco
li pensa.
In altre parole un eroe. Il suo gesto ha ridicolizzato
le finzioni istituzionali legate agli accordi di potere tra maggioranza
e opposizione, ha cancellato il malcostume italico delle soluzioni di
comodo e asettiche, contrabbandate come candidature “istituzionali”, ha
sbertucciato il messianismo manopulitista autolegittimista dei
dipietristi.
Un secolo e mezzo di utopie anarchiche, di battaglie
ideologiche sul rapporto tra democrazia e potere, fiumi d’inchiostro
sprecati in contumelie e scaricabarili, tra accuse e rimpalli di
responsabilità sono stati cancellati da questo simpaticissimo medico
campano, ex allievo di Clemente Mastella.
A cinquantadue anni Villari incarna il prototipo dell’italiano del terzo millennio, l’uomo
nuovo. La mutazione genetica del trasformista italiano si è finalmente
compiuta e, come gli scienziati pazzi di certi film, Villari ha voluto
sperimentarne gli effetti su se stesso.
E gli effetti sono stati esilaranti. Più che il Parlamento sembra il
film “Una Poltrona per due” con Eddie Murphy a Dan Akroyd, anche nel
finale con i due potenti tanto arroganti prima quanto coglionati dopo.
Eppoi, alla fin fine, Leoluca Orlando (Cascio, come diceva quell’altro
campione di Cossiga) chi e che cosa avrebbe dovuto garantire nella
commissione di garanzia per la RAI? Mica l’ho capito.
Grazie On. Villari, grazie a nome di tutti gli agnostici relativisti
italiani. La sua scelta ha sancito definitivamente il fatto che non c’è
davvero più religione.
E meno male.
g. mastrogiuseppe


16 Novembre 2008

Caro Veltroni

walter veltroni giovane con il chiodo.jpg
Caro Veltroni,

capisco le tue difficoltà in questi momenti. Da una parte c’è il movimento studentesco che in due mesi ha fatto più opposizione di tutti i parlamentari del Pd in sei, dall’altra il miracolo Barak, così inaspettato che agli esordi non gli avevate dato due lire. Tanto che un anno fa nessuno di voi si è svegliato non dico per sostenerlo per primi quanto per avvertire almeno la novità.

Capisco che l’occasione è ghiotta. Barak=Veltroni e tu potresti essere il leader preferito (vista la mancanza di alternative) dell’Onda. Però non convince neanche te l’accostamento. Immagino che una mattina ti sei svegliato, hai chiamato Fassino che è uno che la vede lunga, e gli hai rivelato l’idea. Facciamo le primarie dei Giovani del Pd, adesso! Gli studenti accorrono, si rifà sta benedetta Base e selezioniamo i migliori per portarceli dietro a Porta a Porta. Rinnoviamo nella continuità. Il futuro nel passato. Riuniamo le generazioni, bruciamo con una votazione decenni di conflitti irrisolti che nessuno di noi ha mai avvertito. Fra i vecchi che comandano e loro che fanno i precari, gli schiavi del sistema economico del III Millennio.

Fatti dire un’opinione di chi giovane non è più, seppure l’Opinione Comune si ostini a considerarci tali. Non si mette insieme così la gente, gli anni 70 sono finiti. Fatevene una ragione. Non verranno i giovani a queste Primarie, almeno non quelli che potrebbero un giorno diventare un Barak decolorato. Semplicemente perchè quell’istinto minimo al sociale che hanno fra noi gli umani più evoluti non passa più per le sezioni di partito. Non ci vengono a fare le feste dell’Unità, nemmeno se ci portate gli stand dei Corti d’autore. Non ci vengono a discutere finchè c’è l’opinione del direttivo. Fatevene una ragione.

Un consiglio? Provate a cercare quelli che fanno qualcosa, qualsiasi cosa, e poi provate a capire che fanno. Magari vi viene un’idea, però, ti prego, le Primarie dei Giovani no.


9 Novembre 2008

All’ombra dell’Uomo Nero

BerlusconiBushCmpDavid.jpg

Nonostante la sinistra non se ne accorga, le gaffe del Presidente del Bagaglino Nazionale sono sempre state il termometro dello stato di conapevolezza di se stesso rispetto a quello che accadeva nel mondo. L’ultima, la battuta su Obama a Mosca, che in una serata di amatriciane e paiate avrebbe avuto la sua ragione d’essere, aveva in realtà una strategia ben precisa ed insieme è stata il segnale di uno status chiaro. L’Uomo Nero Americano gli ha rubato la scena. Non solo. Ha fatto passare da sfigato l’ex Compare di barzellette, Bush, ridotto sulla scena mediatica globale ad una sorta di Jerry Louis cascato per errore sulla poltrona presidenziale, - peraltro a far guai pesanti. Non solo, ma ha offerto alla scena internazionale una risposta mediatica vincente e largamente più efficace alla sua, anche nel Suo - ovvero il Nostro- Paese. La vittoria di Obama ha sancito, nella parabola decadente intrapresa dal berlusconismo, la fine di un’era.
Non poteva Berlusconi restarsene a guardare l’inizio della sua fine all’ombra del suo alter ego gigante, il Golia che gli rubava la scena su tutti i media. E allora ha voluto attirare l’attenzione, peraltro riuscendoci, provocando lo sdegno delle testate internazionali, con una monellaggine da comico da teatrino nazionale spaghetti e mandolino. Il Gigante Americano ha avverito la mosca che gli ronzava vicino l’orecchio, ha aspettato che si posasse a fianco mentre il baraccone nazionale incitava alla vendetta, e l’ha schiacciata sul tavolo con una cordiale telefonata di tarda serata.

Il tutto mentre l’allegro ciarpame nazionale incitava i due contendenti, dall’una e dall’altra parte, aizzando Davide o l’Uomo Nero.

brazil


5 Novembre 2008

La rivoluzione americana

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L’entusiasmo per la vittoria di Obama che sprizza da ogni poro del Move On (che non a caso non abbiamo definito Movimento ma Move On) non è tanto per un candidato che rappresenta puntualmente le istanze di ognuno di noi. Nemmeno tanto perchè essendo nero e “giovane” Obama rappresenta il simbolo di un cambiamento, che pure come dato è importante e assolutamente auspicabile. Quello che invece ci ridà un rigurgito di speranza, un moto di empatica partecipazione con la tanto spesso vituperata Sorella Maggiore America è che davvero può accadere.

Fuori dalle logiche di convenienza e dalle strategie che pure -non siamo verginelle- sappiamo abbiano pesato nell’establishment nell’accettazione del candidato Barak, solo fino a ieri inimmaginabile, il dato che emerge da questa straordinaria avventura è che la svolta è possibile. Anzi tanto più se perfino Colin Powell, che certo non è una colombetta intrisa di ideali quanto piuttosto un riferimento dell’establishment, si è schierato in zona cesarini con il candidato nero, questo significa che si può fare. Continua »


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