UTO UGHI
Proprio qualche giorno fa scrivevo di Giovanni Allevi, di come il
controverso talento del compositore marchigiano fosse riuscito a farmi
pensare a quello che Schopenauer diceva della musica. Non ho fatto
nemmeno in tempo a voltarmi che su LA STAMPA
di Torino leggo una sua replica all’attacco subito da parte di Uto
Ughi. Non mi voglio soffermare su questo aspetto e tornare a citare i
capponi di Renzo nei Promessi Sposi, però un pensierino alla
leggendaria rivalità tra Mozart e Salieri m’è scappato. Anche in quel
caso c’era, prima che un conflitto artistico ed estetico, un conflitto
generazionale. Il musicista di corte Antonio Salieri (maestro tra gli
altri di Beethoven e Schubert), stando a quanto racconta la tradizione,
mal tollerava di essere messo in ombra dalle innovative e iperboliche
composizioni del giovanotto salisburghese. Era tanto astioso da
alimentare voci e dicerie su un presunto coinvolgimento di Salieri
nella morte di Mozart.
Incomprensibilimente, visti i tempi e la devastazione in cui giace la produzione musicale in genere e quella classica in particolare, Ughi inveisce contro Allevi additandolo addirittura come indegno di frequentare un conservatorio.
Da tempo con il MoveOn 1x100 ci spendiamo in iniziative e attività tese proprio a stigmatizzare i privilegi soffocanti di caste e castarelle che
strangolano qualsiasi campo della creatività artistica e della cultura,
ma mai avrei pensato che un grande con Uto Ughi se ne facesse alfiere.
Mi domando quindi cosa possa aver fatto Allevi di tanto eversivo e dannoso contro la Musica con la “M” maiuscola.
La risposta in realtà è sempre la stessa: i vecchi non vogliono mai
lasciare spazio ai giovani, anche quando, come nel caso di Allevi,
riescono con il loro lavoro a riavvicinare la gente alle sale da
concerto.
Non vogliono perchè parlano ed insegnano una lingua che
nessuno più comprende, che finora ha permesso loro di esercitare un
potere che non vogliono mollare e che li porta a gridare all’eresia se
qualcuno si permette poco poco di rinnovare quel linguaggio.
Ciò vale nella musica e negli altri campi della vita sociale, politica, culturale. Infatti stiamo messi come stiamo messi.
Però mi creda Maestro Ughi, Giovanni Allevi tutto mi sembra tranne che un iconoclasta rivoluzionario.
Si rilassi e lo lasci fare che magari qualche ragazzo, affascinato
dall’apparente levità delle sue composizioni, al conservatorio ci si
iscrive e forse poi verrà a sentire anche qualche sua magistrale
sviolinata.
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Postato da giulio master alle 16:12 in Senza Categoria
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Il post di Massimo D’Andrea ha sollevato una questione cruciale per chi si preoccupa di mettere insieme economia e cultura. Cosa succede quando i soldi ci sono, quando uno sponsor cerca di ottenerne il massimo profitto e quando il politico sposnorizza un amico, o peggio una sua strategia? La risposta sul mercato oggi non esiste, se non in casi particolarmente virtuosi. Oggi il mecarto dell’arte esiste ed è gestito nel mondo dell’Alta Finanza, nelle fondazioni bancarie, dai critici di mercato che ne hanno fatto il proprio business. Mi chiedo: è sempre stato così? In fondo anche Michelangelo ha avuto uno sponsor politico che attuava una sua strategia di marketing. Anche Michelangelo ha dipinto un enorme spot del suo committente, la Chiesa. E come tutti gli artisti che sono giunti fino a noi, che hanno avuto parenti o supporter importanti che li hanno resi famosi, prima o poi. A volte postumi, virtuosi studiosi che li hanno scoperti e portati a noi. Senza soldi l’arte si produce ma non si diffonde, resta nei cassetti della memoria fino a che qualcuno ci spende denaro.
Pasolini non avrebbe fatto film se nei suoi tempi non ci fosse stato un produttore che lo distribuisse, facendocelo conoscere. Infatti da quando non ci sono più produttori privati veri, estranei al Monopolio di Stato, il cinema italiano è in crisi. Così come da quando si è annunciata la crisi, guardatevi in giro, sono finite anche le mostre. Gli artisti lavorano, magari più ispirati - speriamo tutti - perchè più incazzati, ma le opere aspettano che qualcuno investa su di loro e ce li faccia conoscere.
Il problema quindi, non può essere l’etica nell’arte libera ma evidentemente capire come fare a contemperare le due esigenze. Produrre arte di qualità, avere i soldi per trasmetterla e fare in modo che chi ci metta i soldi non possa influire sulla creatività. Oppure come si possa piegare l’arte alla necessità di essere trasmessa. In fondo la pubblicità - quando è arte, e a volte lo è- serve a vendere un prodotto o un’idea sul mercato. La rappresentazione e la trasmissione del potere, del Dio che Michelangelo non esiterebbe a definire Mercato.
a-pizzola
Postato da admin alle 18:12 in Senza Categoria
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Stamattina, con l’animo sospeso tra l’aria di feste imminenti e la malinconia di un lutto che ha colpito un amico, ho commesso la sbadataggine di mettere su “Evolution” di Giovanni Allevi. La conseguenza è stata che il controverso talento del compositore marchigiano mi ha fatto venire in mente quello che Arthur Schopenahuer pensava della musica, per cui cito:
A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e
rappresentazione, I, 52
L’oggettivazione adeguata della volontà sono le idee (platoniche); suscitare mediante rappresentazione di oggetti particolari (le opere d’arte non sono infatti mai altro) la conoscenza di queste (e ciò è possibile solo con una adeguata modificazione nel soggetto conoscente) è il fine di tutte le altre arti. Tutte, infatti, oggettivano la volontà mediatamente, cioè per mezzo delle idee; e dato che il nostro mondo non è se non il fenomeno delle idee nella pluralità, attraverso le forme del principium individuationis (la forma della conoscenza possibile all’individuo in quanto tale); ne deriva che la musica, la quale oltrepassa le idee, è del tutto indipendente anche dal mondo fenomenico, semplicemente lo ignora, e in un certo modo potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse piú: cosa che non si può dire delle altre arti.
La musica è infatti oggettivazione e immagine dell’intera volontà, tanto immediata quanto il mondo, anzi, quanto le idee, la cui pluralità fenomenica costituisce il mondo degli oggetti particolari. La musica, dunque, non è affatto, come le altre arti, l’immagine delle idee, ma è invece immagine della volontà stessa, della quale anche le idee sono oggettità: perciò l’effetto della musica è tanto piú potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l’ombra, mentre essa esprime l’essenza.
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Postato da giulio master alle 12:12 in Senza Categoria
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Riceviamo questa mail che pubblichiamo perchè contiene, aldilà dell’opinione più o meno condivisa, interessanti spunti di riflessione sull’arte e su come viene gestita.
Come funziona questo PREMIO TERNA ? … funziona sul premio di 100 mila euro che poi diventano 10 mila e una mostra a palazzo dell’esposizioni dove saranno unite credo 300 opere che cozzano l’una dall’altra.
Un premio che voleva trasmettere energia, in realta’ e’ spento come la lampada del mio terrazzo. Spento perche’ trasmettere energia non significa cozzare 300 opere, non significa puntare sulle collettive nelle quali non si comprende nulla, non significa inventare un premio e lasciare che gli artisti si accalchino per fame non per amore a fare la fila on line, visto che il tutto si svolgeva proprio on line.
Certo comprendo che in piena crisi economica e mancanza di vendite per le proprie opere d’arte, 10 mila euro a disposizione in caso di vittoria possono far comodo e quindi si tende a sgomitare. Ma veder gente che dovrebbe avere dentro il proprio animo il concetto d’arte, che e’ poi rivoluzione, che e’ poi passione, fatica, sogno, spremersi per il ministro BONDI che ha organizzato il tutto insieme agli industriali, di cosa mi parlate ?
Voi artisti, dovete essere coloro che esprimono energia, senza continuare a sostenre chi vi mercifica e vi umilia. I galleristi aprono un buco, ci mettono dentro 200 opere, una sopra l’altra, si fanno dare ad opera 300 euro, stampano un catalogo da 5000, che rivenderanno a 30, la sera della collettiva verranno almeno in 600, compreranno il catalogo e ditemi voi tutta questa operazione a chi giova. La risposta e’ nel giorno dopo, passate il giorno dopo nella galleria, sara’ vuota, opere appese tra le patatine, qualche catalogo rimasto sul bancone, puzza di muffa fino alla prossima collettiva, e’ questo che volete ? e’ questa la vostra arte ?
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Postato da admin alle 11:12 in Senza Categoria
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di G. Mastrogiuseppe
Vabbè che siamo babbei, che crediamo a tutto quello che ci propinano attraverso televisioni e giornali, capisco che siamo talmente sfatti e scoglionati da rifiutare qualsiasi sussulto critico delle sinapsi, passi pure che il cervello ormai ce l’hanno fatto flambé e ce lo fanno mangiare come il poliziotto di Hannibal Lecter, d’accordo che ci viene da vomitare su qualsiasi notizia potenzialmente in grado di generare un accenno di dubbio, sorvolo sul fatto che gli italiani hanno ormai scelto di avere una memoria profonda trenta secondi, ma questa storia dell’IVA di Sky sfugge ad ogni possibile decenza. Oggi sul sito del Corriere della Sera il povero Aldo Grasso (di cui vi invito a guardare il video,“Su Sky tragico errore di Berlusconi” ), con la faccia di chi non riesce più a mascherare lo schifo, cerca di reagire alla disperazione che coglie ogni italiano senziente. Lo fa con un editoriale secondo me da manuale, nel quale ricorda sconsolato un articolo scritto da sè medesimo nel 1993 in seguito ad una puntata del già da allora irrimediabilmente degenerato “Maurzio Costanzo Show”. Voglio riproporvelo, prima che ci oscurino tutti, e ditemi se poi avete capito chi sta difendendo l’opposizione e a che minchia pensava l’attuale PD durante il governo Prodi se non ha fatto mettere i sigilli a Rete4. Inoltre non c’è in giro un po’ di gente che ha qualche grattacapo in più di personaggi come Ilaria D’Amico (nella foto) la quale, per carità, è brava e gnocca, ma mi pare non abbia capito bene in che situazione ci troviamo noi al di qua dello schermo? Per capirci , l’IVA aumentata a Sky è il problema n. 59.999.999 dell’Italia in cui anche lei vive. PERTANTO NON CI ROMPETE I COGLIONI CON QUESTE CAZZATE! Caro Sig. Aldo Grasso, so che voleva dirlo lei, significa che le ho risparmiato la mortificazione…
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Postato da giulio master alle 22:12 in Senza Categoria
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